L’eterno derby è di nuovo in pieno svolgimento. E la piazza dello scontro, per fortuna, resta quella virtuale. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dei criteri per il riordino delle Province, su Facebook - e non solo - riemerge tutta la rivalità esistente tra Chieti e Pescara. A colpi di battute, frasi pungenti e fotografie originali la battaglia corre sul ring del web. E si ripropone lo stesso scenario che ha rubato l'attenzione degli utenti dei social network in occasione della guerra dei rifiuti (al centro del dibattito politico per mesi) e dell'infelice battuta del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, sull'ex allenatore biancazzurro Zdenek Zeman («È un mezzo rom»). Girando su Facebook, così, capita anche di trovare pubblicato un post con il meme di Gene Wilder nel ruolo del Willy Wonka della Fabbrica di Cioccolato che afferma: «Pescara provincia di Chieti? Ti prego, parlami ancora della più grande metropoli dell'Adriatico». E giù risate e sfottò reciproci. «Pescara è grande da sé», replica Paola. «Per me conta solo la città», rincara la dose Giacomo, che ha scelto come immagine personale il simbolo del Delfino. La risposta di Gaetano non si fa attendere: «Pescarese, dove vai se la targa non ce l'hai?».
Anche sulla bacheca del sindaco Di Primio, da un paio di settimane a questa parte, l'argomento più trattato è proprio l'accorpamento delle Province. Massimo, uno degli amici virtuali del primo cittadino, pubblica integralmente la deliberazione del Consiglio dei ministri. Il pomo della discordia è il comma 6 dell'articolo 1: «Assume il ruolo di Comune capoluogo delle singole Province il Comune più popoloso». Come dire: norme alla mano, al di là di qualsiasi discorso, Pescara non dovrebbe perdere lo status di capoluogo. L'inizio del commento di Di Primio è soft: «Mi sono già attivato. Ne ho parlato con alcuni nostri parlamentari, in primis il senatore Di Stefano». Poi, l'affondo: «La norma è scritta da un deficiente, questo è chiaro, proprio per questo chiederò a tutti di tutelare la nostra provincia e la nostra città». Di certezze ce ne sono ancora poche, e il problema è diventato un guazzabuglio burocratico. Marino scrive: «Non riesco a capire perché se un cittadino Comune di Chieti avanza determinate pretese viene tacciato di campanilismo. Se eminenti personalità politiche dell'universo dannunziano affrontano con più vigore l'argomento, invece, sono degne di suscitare attenzione».
Attivissimo pure il gruppo dell'associazione Magnifica comunità teatina, che annuncia sul web una serie di incontri pubblici per trattare la questione anche oltre uno schermo e una testiera. La domanda più ricorrente è: «Si arriverà al paradosso di Pescara capoluogo della provincia di Chieti?». Lasciando il pianeta della rete, c'è da segnalare l'intervento di Camillo D'Amico, capogruppo provinciale del Pd. Che parla dell'accorpamento come un processo «necessario per ridare vigore e credibilità ad un ente spesso avvertito ingiustamente come inutile». L'esponente dei democrat, poi, sottolinea: «In Abruzzo, probabilmente, resteranno solo tre province su quattro». Esclusa L'Aquila, dunque, una dovrà abdicare: «Allo stato attuale ritengo assolutamente prematuro fare previsioni su come andrà a finire». D'Amico, infine, sollecita Silvio Paolucci (segretario regionale del Pd) ad avviare una «discussione interna partecipata» e dice no «al massacrante gioco di campanile quasi fosse una semplice partita a dadi». Molto peggio, su Facebook la guerra virtuale è solo all'inizio.