TERAMO L’ultima carta è il ricorso alla Corte Costituzionale. Per il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, gli estremi ci sono. «L’accorpamento della Provincia di Teramo con l’Aquila è anticostituzionale», esordisce il primo cittadino che telefona in redazione dalla Germania dove è in visita istituzionale. Il tempo stringe, non c’è un solo giorno da perdere. Così Brucchi convoca a Teramo, per la settimana prossima, tutti i sindaci, i parlamentari, gli assessori e i consiglieri comunali e provinciali. Dà uno schiaffo alla politica di qui che non reagisce «mentre a Pescara e Chieti litigano e l’Aquila guarda tutti dall’alto. Ma Teramo non sta difendendo la sua autonomia», esclama Brucchi.«Non si tratta solo di perdere Provincia, prefettura e Camera di Commercio. Immaginate un cittadino che da Martinsicuro o da Silvi sarà costretto ad andare fino all’Aquila per un documento. Immaginate di perdere in una sola notte un’identità antica quanto Roma. Con un effetto domino tutto il nostro territorio finirà. Qui nessuno si è reso conto degli effetti devastanti di questa decisione», afferma Brucchi, «ma io non ci sto a farmi depredare».E’ una scossa forte alla politica locale, che finora ha bevuto camomilla, quella che Brucchi assesta annunciando il primo vertice in città sull’autonomia teramana. «Con L’Aquila non ci vado», dice, «Pescara può anche andarmi bene ma il mio collega Albore Mascia è tutto preso ad accapigliarsi con il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio che non ci sta ad essere un subalterno. Per me l’ideale è cancellare in toto le province passando tutti i poteri ai Comuni. Quindi da oggi comincio la mia battaglia, soprattutto perché qui non si muove nessuno». Brucchi gioca d’anticipo. Cerca di lasciare al palo gli avversari del centrosinistra e scuote i suoi.Il processo di fusione delle Province è ineluttabile? Per Brucchi no, c’è la possibilità concreta di ricorrere alla Consulta. L’articolo 113 della Costituzione gli apre la strada al ricorso che, nella sostanza, sempre secondo il sindaco, può basarsi sul fatto che le proposte d’accorpamento possono nascere solo su iniziativa dei Comuni sentito il parere della Regione. «E’ accaduto il contrario: gli enti locali hanno subìto una decisione dall’alto che, a mio parere, non ci farà risparmiare un solo euro. Ecco perché sono pronto a ricorrere. Ho già incaricato i miei uffici a valutare questa opportunità».Il 2 agosto ci sarà la prima riunione del Consiglio delle autonomie locali, conosciuto semplicemente come Cal, al quale Brucchi prenderà parte. «Non sarà la riunione che deciderà come e quando accorpare le Province, si tratta del semplice insediamento di questo organismo. Così c’è il tempo per chiamare a raccolta tutti i politici e gli amministratori teramani per sabato 4 agosto, o al massimo per il lunedì successivo. Voglio che si apra il dibattito. La riunione dovrà servire a decidere il ruolo di Teramo che in Abruzzo, cioè tra L’Aquila che non si preoccupa perché sa di avere un ruolo dominante, e Chieti e Pescara che si accapigliano per campanilismo, ha un potere determinante, è l’ago della bilancia».