ROMA - Beppe Grillo lo gela, Nichi Vendola prende le distanze e Casini lo prende in giro. Per non parlare del Pd che lo ha ormai scaricato di fatto e della rivolta dei quadri e degli amministratori locali del suo stesso partito che monta. E’ stata un’altra giornata no, quella di ieri, per Antonio Di Pietro. Comincia Beppe Grillo che manda in fumo il sogno di quel movimento dei non allineati, teoricamente composto da Idv, Sel e Cinque Stelle più movimenti vari, che Di Pietro aveva lanciato in grande stile solo il giorno prima.
«Il Movimento 5 Stelle non si alleerà con nessun partito per le prossime elezioni e non ha ricevuto proposte da parte di alcuno». Sono appena due righe pubblicate sul blog del comico genovese e addirittura relegate a post scriptum in coda a un lungo post sui Nuovi colonialisti, dove un grillino racconta la lotta degli indigeni colombiani contro il grande capitale. Grillo dunque, per ora, non ha intenzione di allearsi con nessuno in vista delle politiche nonostante il suo guru, Gianroberto Casaleggio, abbia cercato di convincerlo a una alleanza elettorale con Di Pietro e nonostante i rapporti personali tra i due siano molto buoni. «Oggi - commenta con un tweet il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che già di prima mattina aveva definito «fascista» il video in cui l’Idv paragonava Monti, Alfano, Casini e Bersani a degli zombie che succhiano il sangue degli italiani (chiosando: «Complimenti...») - sembra che nemmeno Beppe Grillo voglia allearsi con Di Pietro. Della serie: chi semina vento raccoglie tempesta». E, in effetti, il clima politica che si sta creando nei confronti del leader dell’Idv assomiglia sempre più a quello del cordone sanitario.
Non si trova quasi più nessuno disposto a spendersi per un alleanza con Tonino. Il Pd, per dire, che la sua decisione l’aveva presa da tempo, ora tra attacchi a Napolitano e video sui morti viventi, il veto l’ha reso operativo. Il segretario democrat non ne può più e non vedrà Di Pietro nel fitto giro d’incontri (si comincia con Vendola, seguono associazioni, sindacati e i Socialisti di Nencini) volti a definire «le dieci idee per l’Italia» del Pd che Bersani illustrerà pubblicamente martedì prossimo. Ma anche con Vendola, nonostante l’ottimo rapporto umano, c’è qualcosa che non va.
Il leader di Sel, che ieri si è dedicato solo alla complicata vicenda dell’Ilva di Taranto, è rimasto perlomeno spiazzato, dall’uscita di Tonino: «A me ha detto che col Pd stava ricucendo», ha sospirato con i suoi. Obiettivo di Sel, del resto, è far parte a pieno titolo del centrosinistra, caso mai controbilanciando da sinistra l’Udc. La reazione ufficiale alla proposte dipietrista viene affidata a una nota di Gennaro Migliore, fidato colonnello di Vendola, ed è molto dura. Contro Di Pietro. «Parlare di non allineati è vecchissima politica – dice Migliore – dove non contano i contenuti. Rispetto il M5S, ma non posso discutere con chi ritiene che destra e sinistra non vogliono dire nulla». Come a dire: nel caso Di Pietro lanci davvero i non allineati, no grazie non ci stiamo. Ci starebbero invece, e volentieri, Ferrero e la sua Federazione della Sinistra. Il guaio è che non ci stanno neppure i sindaci, che nell’iniziale ipotesi di allargamento della foto di Vasto avrebbero dovuto costituirne la quarta gamba. Zedda (Cagliari), Doria (Genova) e soprattutto Pisapia (Milano) non possono certo prescindere dal rapporto con il Pd che sorregge le loro giunte, e anche De Magistris (Napoli) sembra guardare più al Pd che all’Idv nel sogno, mai accantonato, di una lista arancione.
Intanto dentro l’Idv continua la mobilitazione sottotraccia dei realisti o moderati, ormai un fiume in piena, che vorrebbero smorzare l’irruenza del capo contro Napolitano e contro il Pd e recuperare il recuperabile. Si va dal capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, ai segretari di Campania (Formisano), Lombardia (Piffari) e Toscana (Evangelisti), per non dire di decine di assessori e consiglieri regionali. E lui, Tonino? Ieri ha fatto una sola battuta: «Grillo? La vera notizia è che la legge elettorale ancora non si fa. Non dico altro». Il sottotesto recita: resterà il Porcellum e il Pd dovrà venire a Canossa.