PESCARA «Ti volevo dire una cosa, puoi ascoltarmi un attimo? Ho incontrato un signore, addirittura mi ha detto che anche i privati cittadini riescono ad ascoltare le telefonate. Per cui, è proprio il caso di non parlare neanche di vicende politiche che, qua, è tutta una giostra equestre». È il 12 febbraio 2010 quando Luciano D’Alfonso, ex sindaco Pd di Pescara, telefona a Marino Roselli, ex presidente Pd del consiglio regionale passato all’Api, e gli dice di stare attento: troppa «gelosia» e «invidia» ci sono in giro, fa capire D’Alfonso «con tono perentorio». Le intercettazioni del corpo forestale che indaga sul presunto malaffare al Comune di Spoltore sono iniziate da appena 15 giorni. «Va bene, va bene», risponde Roselli. La conversazione tra D’Alfonso e Roselli trapela il giorno dopo la firma del pm Gennaro Varone su 16 richieste di rinvio a giudizio: forestale e procura non allentano la presa neanche su un capo d’imputazione e chiedono il processo per Roselli, per l’ex sindaco Pd di Spoltore Franco Ranghelli e per Luciano Vernamonte – tutti e 3 finiti agli arresti domiciliari il 26 luglio dell’anno scorso con l’accusa di aver messo in piedi una «cabina di regia» per scavalcare giunta e consiglio comunale – e per altri 13 tra politici, tecnici e imprenditori. L’indagine, dalla corruzione all’abuso d’ufficio, getta un’ombra sulla cittadina che, dal 2000 in poi, è stata protagonista di una crescita senza freni nelle frazioni di Villa Raspa e Santa Teresa arrivando a quasi 20 mila residenti: in 12 anni, complice il boom edilizio con i terreni agricoli diventati edificabili, Spoltore è cresciuta del 20 per cento. Secondo forestale e procura, una crescita legata ai favori dei politici – Roselli, Ranghelli, Vernamonte, l’ex assessore di Sel Ernesto Partenza, l’ex consigliere Api Pino Luigioni e l’imprenditore Alessandro D’Onofrio sono accusati anche di associazione per delinquere – ai costruttori. Sei i filoni dell’indagine: gli affari del Prg e la costruzione di 2 torri lungo il fiume Pescara con Roselli nella doppia veste di politico e architetto; l’accordo di programma tra Comune e una società per ampliare il cimitero a costi gonfiati per favorire un imprenditore; le proroghe dell’appalto rifiuti; pubblicità e riscossione tributi; le assunzioni alla casa di riposo nella frazione di Caprara. È scavando nella vita amministrativa di Spoltore che spunta anche D’Alfonso, arrestato ai domiciliari il 15 dicembre 2008 e finito sotto processo con l’accusa di tangenti ma non indagato in questo procedimento: è quanto emerge da un’annotazione di polizia giudiziaria redatta dal sovrintendente Massimo Pescara e dagli agenti Daniele Amicosante e Monica Marinelli. «D’Alfonso», scrivono gli investigatori, «potrebbe aver voluto comunicare a Roselli, con la scusa del “privato cittadino”, di aver “saputo” che Roselli è attenzionato dall’autorità giudiziaria». Il sospetto della forestale è che «ci fosse stato l’intento di comunicare altro». L’annotazione di servizio è intitolata «Progetto banca privata - Luciano e Marino»: secondo gli investigatori, nel 2010, D’Alfonso e Roselli rincorrono l’impresa di fondare una banca e, dopo aver nominato un comitato promotore, raccolgono quasi 15 mila euro per la nascita del Credito cooperativo di Spoltore. «D’Alfonso», scrive la forestale, «potrebbe aver voluto comunicare a Roselli che (siamo a livello di congetture) le informazioni che, probabilmente, gli aveva chiesto, avrebbe preferito che non gliele dicesse per telefono». Non è la prima volta che D’Alfonso rimbalza nelle inchieste come presunto informatore: in un’inchiesta appena conclusa generata dal processo Ciclone, D’Alfonso viene definito dalla squadra mobile «veicolare di notizie» per l’ex sindaco Pd di Montesilvano Enzo Cantagallo, arrestato il 15 novembre di 6 anni fa, nel 2003 quando un’inchiesta è naufragata per una fuga di notizie a pochissimi giorni dall’apertura e nel 2006.