Quer pasticciaccio brutto della filovia ha un retroscena nell’appalto del 28 giugno 2006. Quel giorno, la commissione di gara aprì le buste e assegnò i punteggi alle tre ditte partecipanti (Balfour Beatty, Bonciani e Sirti), decretando la vittoria della prima in base ai requisiti richiesti e a quelli presentati dalle concorrenti. Nel verbale della riunione decisiva, la commissione valutò l’offerta tecnica e quella economica delle imprese concorrenti e attribuì i relativi punteggi: Bonciani ebbe rispettivamente 27,86 e 34,92 (totale 62,78 punti), Sirti raccolse 40 e 35 (totale 75), Balfour Beatty ottenne 51,52 e 37,75 (totale 85,27). Ora si dà il caso che fra le varie credenziali, a fare la differenza sia stata la fornitura dei magneti che assicurò alla Balfour Beatty 15 punti, decisivi per spuntarla sulla Sirti, rimasta staccata di dieci lunghezze. Per la cronaca, la commissione era formata da Tullio Tonelli (oggi direttore di Pescara Rete Gas), Bruno Dalla Chiara, Antonio Musso, Marco Medeghini e Antonio Pratelli, tutti ingegneri. Un altro retroscena chiarisce ancora meglio il pasticcio: prim’ancora che la commissione di gara valutasse le offerte, il comitato Via della Regione, presieduto da Antonio Sorgi, aveva espresso parere negativo sulla necessità di svolgere la procedura di screening sulla valutazione d’impatto ambientale. Procedura che, invece, è obbligatoria in tutti i casi di un mezzo a guida vincolata, quale è appunto il Filò e che proprio per questa sua caratteristica ha ottenuto il sostanzioso finanziamento di 25 milioni di euro. Per salvarsi in calcio d’angolo, il comitato Via, nella riunione del 3 luglio scorso, ha intimato di non installare i magneti (stop peraltro già dato in precedenza dal presidente della Gtm Michele Russo) e che non è necessaria la valutazione d’impatto ambientale perché il filobus non si configura come mezzo a guida vincolata. È stato come cacciarsi in un imbuto perché se si nega la guida vincolata, si nega l’essenza stessa del finanziamento e si rimette in discussione l’intero appalto. In tutto questo, la Gtm tira dritto, la Regione non si pronuncia e il Pd chiede di rescindere il contratto: «Finora sono stati spesi solo 6 milioni - spiega il consigliere comunale Camillo D’Angelo - per opere comunque utili alla città, ne restano 19. Siccome la penale è del 10 per cento, se ci si ferma adesso si pagano due milioni scarsi, se si completano i lavori in queste condizioni la penale sarà di 2,5 milioni e non ci saranno più fondi da utilizzare». Sulla questione, la deputata del Pd Vittoria D’Incecco ha annunciato una nuova interrogazione parlamentare.