L'associazione Teramo Nostra è in prima linea nella battaglia a difesa di Teramo capoluogo e condivide l'appello lanciato dal sindaco Maurizio Brucchi sia in merito alla proposta di ricorrere alla Consulta che a quella di convocare tutti i rappresentanti istituzionali per un vertice sulle iniziative da adottare. «Bisogna valutare ogni strada percorribile» spiega Teramo Nostra «pur di salvare il nostro capoluogo. Teramo non può morire così. Per questi motivi, anche se non invitati o volutamente dimenticati, saremo presenti ed interverremo a tutte le prossime assemblee popolari ed istituzionali per ribadire la nostra ferma posizione». Teramo Nostra si dice poi preoccupata per la nascita del fronte politico bipartisan (Pd, Pdl, Udc, Fli) in difesa di Pescara capoluogo, fronte che propone «un’operazione violenta di annessione della nostra provincia teramana a quella di Pescara. Un colpo del genere non è mai stato ricordato dall’Unità d’Italia ad oggi, se non quando, nel 1927, durante il regime dittatoriale, il fascista Giacomo Acerbo decretò lo “scippo” di ben 34 comuni da Teramo per la creazione della Provincia di Pescara». Così come boccia la proposta di ieri del sindaco di Chieti Umberto Di Primio di cancellare solo Teramo nello scenario regionale. Teramo Nostra lancia quindi la sua proposta e chiede che «tornino alla Provincia di Teramo i comuni dell’area montana pescarese». L'associazione invoca, infine, l'intervento del presidente della Regione Gianni Chiodi affinché dia segno di vita nella difesa della sua città.
di Barbara Gambacorta wTERAMO "Teramo mai con L'Aquila". Il silenzio si rompe. E incassa subito consensi l'appello lanciato dal sindaco Maurizio Brucchi a tutti i sindaci, consiglieri, parlamentari teramani per far fronte comune nella ricerca di possibili soluzioni contro la scomparsa della provincia. Brucchi invita tutti a un riunione a Teramo. E a dire sì non sono solo i colleghi del centrodestra, come l'assessore regionale Mauro Di Dalmazio che tra i primi si era detto aperto all'idea di un incontro istituzionale. A dirsi pronto a rispondere alla chiamata del primo cittadino di Teramo è infatti anche il sindaco di Pineto, Luciano Monticelli. «Io sono stato eletto al Cal (Consiglio autonomie locali) insieme a Brucchi», dice, «ed è in quella sede che dovranno essere formulate le proposte, questa è un'iniziativa più politica ma se Brucchi mi invita sono disposto ad incontrarci e ad adoperarci insieme per salvare Teramo». Secondo Monticelli la battaglia non sarà semplice. «Per me le province erano da abolire ma è vero che c'è bisogno di uffici ed enti intermedi, ora che bisogna fare i tagli purtroppo si stanno rivelando i veri problemi. In caso di accorpamento mi sembra comunque Pescara l'ipotesi migliore ma non voglio che si inneschino guerre tra campanili». Della stessa idea anche il sindaco di Atri, Gabriele Astolfi che come Monticelli sostiene l'eventuale avvicinamento a Pescara piuttosto che quello all'Aquila. «Sicuramente sarò presente all'incontro voluto da Brucchi» spiega «da parte nostra ci sarà ogni tipo di appoggio per scongiurare l'eventualità di un accorpamento di Teramo con L'Aquila, c'è troppa distanza non solo culturale ma anche territoriale, sicuramente la strada da percorrere è quella verso Pescara, in modo particolare per tutta la vallata del Fino». Dicono sì anche Francesco Mastromauro («Sono un costituzionalista, potrò dare il mio apporto», spiega il sindaco di Giulianova), e il deputato Pd Tommaso Ginoble: «E’ un patrimonio che appartiene a tutti, non ha colore politico». Non si tira indietro Enio Pavone, sindaco di Roseto: «Non mancherò». D'accordissimo a partecipare all'incontro anche il senatore Pdl Paolo Tancredi che però smorza i toni sulla minaccia imminente della scomparsa della provincia di Teramo e spiega le ultime novità del decreto Speding review. «Nel testo che abbiamo approvato venerdì notte abbiamo dilatato di molto i tempi e non si parla più di soppressione e di accorpamento ma di riordino», spiega, «è tutto quindi da vedere, non bisogna avere ansia, davanti c'è ancora una lunga fase di concertazione che coinvolgerà anche la Regione e non vedrà soluzioni definitive prima della fine dell'anno». I nuovi tempi per le proposte di riordino delle Province sono stati spostati infatti al 15 ottobre per quanto riguarda il Cal, Consiglio delle autonomie locali, e al 30 ottobre per il parere della Regione.