ROMA C’è un esercito di esodati ed è l’unica certezza. Perché non se ne conosce esattamente il numero. E poi non si sa bene con quanti treni essi potranno arrivare alla pensione: uno, due, tre? Dipenderà dal costo del biglietto, cioè dalla copertura finanziaria affinché l’operazione possa andare a buon fine. Le notizie sicure parlano di 120.000 ex lavoratori ed aspiranti pensionati che potrebbero essere salvati dalla riforma Monti-Fornero, ma ad essi se ne potrebbero aggiungere altri duemila all’ultimo momento. Un salvagente sotto forma di un nuovo emendamento da inserire nella spending review. Il governo avrebbe dato il via libera ma c’è il problema delle risorse da trovare nelle pieghe dei provvedimenti sulla revisione di spesa. Quindi, 120.000 esodati già individuati, altri 2.000 in lista di attesa.
«Altri duemila non sono molti - riconosce il relatore in Commissione, Gilberto Pichetto Fratin - però non dimentichiamo che dietro ogni lavoratore esodato c’è una famiglia». Ed è questo anche il concetto prioritario che anima da tempo la protesta sindacale. «Chiediamo al governo di trovare una soluzione ad un problema che è la dimostrazione della insopportabilità del fatto che si lascino da sole le persone e che si continui a rinviare la soluzione», denuncia il leader della Cgil, Susanna Camusso. Cgil, Cisl, Uil e Ugl appena tre giorni fa hanno manifestato in piazza e annunciano nuove azioni di lotta per chiedere un «paracadute per tutti» gli esodati. Che, secondo le loro stime, arriverebbero a quattrocentomila unità. Il salvataggio assicurato dal governo, quindi, non coprirebbe neppure un terzo della platea. I leader delle confederazioni hanno caldamente invitato Mario Monti a «rimediare al pasticcio esodati, categoria dispersa nel limbo tra vecchia e nuova normativa». Quattrocentomila persone che sono sospese tra la certezza di un lavoro che non c’è più e la vaga speranza di avere una pensione.
Per il primo scaglione di 65.000 esodati tutto va avanti secondo l’iter prefissato. Cioè il treno è partito. Dopo l’ok della Corte dei Conti, il decreto dello scorso primo giugno è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e l’Inps si sta preparando per accogliere tutte le domande che arriveranno entro la fine di settembre. In lista di attesa gli altri 55.000 ex lavoratori già inseriti nel decreto originario della spending review che dovrebbe essere licenziato dal Senato e poi passare alla Camera per il definitivo via libera. L’ultima carrozza sulla quale dovrebbero salire i duemila ritardatari (non certamente per loro colpa) non è stata ancora approntata. Spetterà al Parlamento studiare un nuovo emendamento da poter inserire nel decreto. Ovviamente, dopo aver verificato se esiste la necessaria copertura finanziaria. Perché il piatto piange.
A spingere sull’acceleratore sono i sindacati, è lo stesso governo che vorrebbe chiudere la delicata partita prima delle vacanze estive. Ed è, infine, una buona fetta della maggioranza che sostiene l’esecutivo. Dice Cesare Damiano, capogruppo Pd in Commissione Lavoro di Montecitorio: «Bisogna che il governo si convinca che i lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione a causa della riforma Fornero devono essere salvaguardati. Si tratta di un errore da correggere al quale, con l’azione parlamentare, si è posto parzialmente riparo». Anche il Pd è favorevole all’ampliamento della platea degli esodati. «Bisogna proseguire - dice il senatore, Maurizio Gasparri - con un’azione di giustizia sociale che tuteli i diritti di tanti lavoratori danneggiati dalle precedenti misure».