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Pescara, 15/06/2026
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30/07/2012
Il Tempo d'Abruzzo
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Province e tagli - Chiodi dice basta ai giochetti sulle Province. Chieti, che ha tutti i requisiti, vuole i tre poli e non una fusione costiera con Pescara e Teramo |
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Spending review. Convocati sindaci, presidenti e parlamentari per una soluzione condivisa di riaccorpamento
PESCARA I sindaci dei quattro capoluoghi di provincia, i presidenti delle amministrazioni provinciali, il presidente del Consiglio regionale e i parlamentari abruzzesi sono stati convocati dal governatore Gianni Chiodi per mettere un punto fermo sulla questione del riordino delle Province. Che ci sarà è fuori dubbio, come sarà è ancora da stabilire in base ai parametri fissati dal Governo con la spending review. Sette giorni di tempo per profilare una via condivisa e praticabile, visto che lunedì prossimo l’appuntamento è stato fissato per le 10.30 nella sala Celestino V di Palazzo Silone a L’Aquila. L’accorpamento, inevitabile e ineludibile, ha scatenato ridde di ipotesi alimentate dal campanile e da qualche sortita infelice. Basti ricordare la pioggia di reazioni al presidente della Provincia di Chieti (e dell’Anci) Enrico Di Giuseppantonio e al dibattito conseguente. Poi è emersa la proposta targata Pdl con la suddivisione dell’Abruzzo secondo l’anima montana (L’Aquila) e quella costiera (Pescara, Chieti e Teramo) in una fusione a freddo che ha lasciato freddi un po’ tutti. La bipartizione non piace a chi di Province ne vorrebbe tre: L’Aquila, Chieti (con i numeri che supportano requisiti e ambizioni) e la patata bollente dell’accorpamento nelle mani di Pescara e Teramo. Era stata un’esplicita rassicurazione governativ a Clemente Mastella a ribadire che in caso di fusioni è la città col più alto numero di abitanti a fungere da capofila. In questo caso Pescara, che temeva di finire sotto l’ombrello di Chieti e per questo aveva lanciato un autentico ballon d’essai a Teramo, non avrebbe concorrenza; e recupererebbe l’handicap che le deriva da una provincia piccola, frutto dei compromessi nel nel 1927 la videro nascere con gli auspici di d’Annunzio e Acerbo e l’interessamento di Mussolini. Di qui i timori di Chieti, che si ritroverebbe a ruoli rovesciati rispetto alle dichiarazioni di Di Giuseppantonio. Il sindaco teatino Umberto Di Primio, rema in direzione dei 3 bacini. «Visto che la Provincia di Chieti può contare su 104 comuni e considerato che, unica fra le abruzzesi, rispetta sia il criterio della popolazione sia dell'estensione territoriale, credo che essa debba conservare la propria autonomia e identità di Provincia capoluogo, magari ampliandola con i comuni del Pescarese ricadenti nell'arcidiocesi Chieti-Vasto, se si troverà un accordo in tal senso». Difficile. Ma DiPrimio si è già sentito con i senatori Fabrizio Di Stefano, Giovanni Legnini e Alfonso Mascitelli. La questione è che la politica rischia ancora una volta, come nel 1970 con la scelta del capoluogo di Regione, di orientare la bilancia privilegiando alcuni parametri rispetto ad altri, piuttosto che ponderando un’azione comune che salvaguardi gli interessi dell’Abruzzo nel suo complesso. Chieti preferisce chiamarsi fuori da un gioco che è maledettamente serio. Finito il tempo delle battute su Pescara provincia di Chieti e altre amenità del genere, è ora di sedersi attorno a un tavolo e lavorare seriamente. È quello che Chiodi vuole. MarPat
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