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Pescara, 15/06/2026
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Data: 30/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’ipotesi di Pescara-Teramo. La revisione del decreto Monti: l’Abruzzo valuta la terza provincia

PESCARA - E’ Pescara-Teramo la terza provincia che l’Abruzzo cerca di ritagliarsi tra i mille emendamenti al decreto della spending review? Può darsi, può farsi. Per qualcuno è un po’ presto ma questa è la settimana in cui iniziano le grandi manovre. Anche un po’ di corsa per essere il 30 luglio. Basta dare un’occhiata all’agenda politica: oggi in consiglio comunale a Pescara un ordine del giorno bipartisan salta avanti anche al problema di Pescara parcheggi; stasera segreteria regionale Pd; martedì o mercoledì riunione Pdl dopo il vertice Piccone-Di Stefano. Giovedì c’è la prima riunione del Cal eletto e che deve nominare il presidente. In mezzo, un consiglio regionale ordinario (il 31) e uno straordinario (primo agosto) e lunedì prossimo la convocazione di Chiodi all’Aquila per sindaci, presidenti di Provincia e parlamentari. Insomma, ce n’è abbastanza per dire che la questione tiene tutti incollati alle sedie.
Anche perchè nessuno ci sta a passare come il presidente, o il sindaco, che firmerà la scomparsa dalla carta geografica del proprio Comune o del proprio territorio. Con tutte le rendite di posizione che ne derivano per sè e per il proprio partito.
Allora il testo dice che la proposta del «riordino» deve arrivare dal Consiglio per le Autonomie locali che, in Abruzzo, ha visto ufficialmente la luce a il 22 maggio 2012. Ne fanno parte venti membri: otto di diritto (i quattro sindaci dei capoluoghi di provincia, i quattro presidenti delle Province) e dodici eletti tra i sindaci dei Comuni non capoluogo. Tra i pezzi da novanta, il centrodestra guida 6-1-1 (Cialente unico di centrosinistra, poi c’è Di giuseppantonio dell’Udc) mentre tra i sindaci minori la situazione si ribalta: 9-3 per il centrosinistra secondo il taccuino di Paolucci. Mentre secondo quello di Di Stefano sarebbe 7-5. In questa settimana allora bisognerà anche rifare i conti. Il Pd conta 10-10, il Pdl 11-8-1.
I numeri dell’appartenenza politica non sono gli unici ad essere sotto la lente. C’è anche la disposizione territoriale che potrebbe pesare sugli equilibri. L’Aquila e Teramo, per esempio hanno sei membri nel consiglio, mentre Pescara e Teramo sono a quota quattro. Uno spaccato interessante: questo fa dire a molti che Pescara-Teramo di sicuro è l’ipotesi più facile. Ma non la più semplice, per una serie di motivi.
La verità però è un’altra: i confini geografici non parlano degli uffici che andranno accorpati. Sono una marea e rappresentano il risvolto reale che toccherà tutti i cittadini. Un esempio? Asl, Inps, Inail, Inpdap, Aci Pra, Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio; Questura, Motorizzazione, Archivio di Stato, Dpl, Dap Civile, Procura, Prefettura, Tribunale, Provveditorato e Dipartimento del Tesoro. Un botto di uffici che si tradurranno in una marea di problemi. Valter Catarra, presidente della Provincia di Teramo ieri ha mandato una nota molto amara: «In questi giorni è aumentata in molti la consapevolezza che l’accorpamento delle Province non avrà alcuna valenza di carattere economico, se non negativa, che genererà caos amministrativo e istituzionale e che, non da ultimo, dilapiderà un patrimonio identitario sul quale fonda non solo la storia e la cultura ma anche la rete della produzione e dei servizi».

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