Ira del Pd: scoperto il doppio gioco. Casini: guai a indebolire Monti
ROMA - La «strana» maggioranza che sostiene il governo Monti è in preda a una fase acuta di litigiosità, quasi al limite del rischio rottura. La legge elettorale è la materia del contendere. Il testo su cui il Pdl vuole trovare l’accordo con la Lega viene definito dal Pd «la porcata due». Passerà? Non passerà, assicurano i democrat che guidati da un Bersani particolarmente combattivo denunciano il tradimento dei patti e delle intese che sembravano raggiunte tra Pdl, Pd e Udc sul sistema del provincellum e che ora sono saltate a causa di quello che Nicola Latorre chiama «il doppio gioco» del partito berlusconiano e Anna Finocchiaro definisce «la trappola» e «il colpo di mano» dei forza-leghisti. Quel che è certo è che questa alta tensione tra i partiti che lo sostengono mette in difficoltà il governo Monti. E allora Pier Ferdinando Casini si sta sforzando di smussare gli angoli, di portare pace, di rilanciare le possibilità di intese e dice a tutti quanti: «Guai a indebolire Monti».
Ma il Pdl va dritto per la sua strada. «Nessuna riforma elettorale senza la Lega», ha annunciato ieri Ignazio La Russa. Dunque, prova di forza. Il partito berlusconiano si dice convinto - ancora con l’esponente ex An ma anche con tutti gli altri: «Noi seguiamo il Colle» - che il Quirinale approvi la via della legge elettorale votata non obbligatoriamente a maggioranza larga.
Adesso, c’è una settimana di tempo per capire se, al di là degli scontri verbali e dei sospetti, è possibile un'intesa ed un primo ok in commissione al Senato. Oppure se i venti di guerra che stanno soffiando in questi giorni diventeranno tempesta. Nel Pd si lascia intendere che, pur di bloccare la forzatura del Pdl e Lega, ogni scenario diventa possibile. Perfino quello del voto anticipato. Una minaccia che potrebbe far rientrare le intenzioni del Pdl che le urne non le vuole perchè, come spiegano tutti i maggiorenti berlusconiani e soprattutto il Cavaliere personalmente, «sarebbe incoerente prospettare oggi» le elezioni con la situazione economica italiana ancora appesa ad un filo e - soprattutto - con poche possibilità da parte del Pdl di uscire vincitori dal voto in autunno.
Ancora La Russa: «Non c'è nulla di antidemocratico nel formare una maggioranza tra noi e chi ci sta, compresa la Lega». E in realtà, sospettano Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, è il Pd ad alzare polveroni «per celare, senza riuscirci, la sua intenzione di andare al voto con la legge in vigore dalla quale ritiene di trarre vantaggi».
Al di là degli scambi di accuse, sembra comunque che i contatti tra gli sherpa del Pdl e del Pd, Verdini e Migliavacca, non siano interrotti. E non si esclude in settimana un incontro chiarificatore tra i partner della maggioranza Abc, ossia Alfano, Bersani, Casini, per vedere se è possibile ripartire dal quella proposta - premio di maggioranza al partito e un mix di collegi uninominali e liste bloccate - in discussione fino a che il Pdl ha rilanciato le preferenze. Sulle quali, da sempre, il partito di Casini ha insistito considerandole il metodo migliore per avvicinare elettori ed eletti e la più compiuta forma di espressione della rappresentatività.
L’Udc sta agendo insomma da mediatrice. Casini non disprezza la proposta di riforma avanzata dal Pdl, ma condivide l'allarme di Bersani: «Non ci interessano maggioranze di parte, ci interessa la massima condivisione». Dentro il Pd, risuona intanto la voce - critica con tutti, anche con il proprio partito - di Arturo Parisi: «Lo spettacolo odierno - dice l’esponente ulivista - è l'esito prevedibile della trama che per mesi Pdl, Pd, e Udc hanno tessuto alimentando l'idea che il compromesso da loro cercato fosse tra i loro particolari e immediati interessi, e non fosse invece guidato dall'interesse dei cittadini».