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Pescara, 15/06/2026
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Data: 30/07/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Imu. Prima rata, media di 84 euro per dipendenti e pensionati

Ma a Roma il contributo è più che doppio: 170 euro

ROMA - Dopo i dati reali sul gettito complessivo Imu e su quello diviso comune per comune forniti dal Ministero dell’Economia, arrivano le cifre medie versate dai contribuenti. Secondo i calcoli dei Caf Cisl, il sindacato guidato da Raffaele Bonanni, in media un proprietario di casa ha pagato come prima rata 84 euro per l’abitazione principale, 161 euro per le seconde case. Con punte molto più elevate nelle grandi città, dove - evidentemente - le rendite catastali sono più alte. Ed ecco che se il cerchio si restringe alle città di Milano, Bologna, Genova, Roma, Napoli e Palermo, l’importo pagato sale del 54% arrivando a 129 euro a contribuente, con punte del 102% a Roma dove la media versata per le sole prime abitazioni è di 170 euro a contribuente.
Lo studio ha analizzato l’Imu versata da circa un milione e duecentomila persone, ovvero i lavoratori dipendenti e pensionati che si sono rivolti ai 900 Caf Cisl sparsi su tutto il territorio nazionale. Di conseguenza sconta già per sua natura un limite, dato dalla tipologia di persone che si può rivolgere a questi centri per l’assistenza fiscale: chi ha uno stipendio o una pensione con tassazione alla fonte. Sono quindi esclusi tutti i lavoratori autonomi.
E’ bene poi ricordare che la prima rata Imu si è pagata in tutto il territorio nazionale con la stessa aliquota base fissata dallo Stato pari allo 0,4%. Per cui le differenze tra città e città per ora sono dovute non alle aliquote - cosa che invece accadrà con la seconda rata, che sarà anche sensibilmente diversa da comune a comune - ma alla base su cui si calcola l’imposta. La quale, come è noto, applica un coefficiente moltiplicatore (variabile a seconda della categoria dell’immobile) alla rendita catastale rivalutata. E nelle grandi città, si sa, le rendite catastali sono più alte rispetto a quelle di appartamenti anche simili per dimensioni e caratteristiche ma situati in centri più piccoli. Questo dato, insieme alla densità di immobili, ha fatto raccogliere oltre tre miliardi, ovvero un terzo dell’intero gettito Imu della prima rata, dall’1,2% dei comuni italiani.
Nondimeno vedere le differenze tra città a città è interessante: perché ci fa capire come varia il costo della vita. Ed ecco che Roma, anche in questa classifica, si piazza al top: finora l’Imu è costata mediamente 170 euro per la prima abitazione e 325 per le seconde case, in entrambi i casi è più del doppio rispetto alla media nazionale (+102%).
A seguire troviamo Bologna: qui la prima rata di Imu è costata 140 euro per la prima casa (+67% rispetto alla media nazionale) e 319 per le altre (+98%). Poi ci sono Genova e Napoli con cifre molto ravvicinate: 107 euro (+27%) l’acconto Imu medio per l’abitazione principale nel capoluogo ligure, 105 (+25%) nel capoluogo campano. Un po’ più marcata la differenza per le seconde case, rispettivamente 217 euro e 206. La ricca Milano è al quarto posto: l’acconto Imu pagato dai proprietari delle case sotto la Madonnina non si discosta molto dalla media nazionale, solo il 18% in più per la prima abitazione (99 euro) e il 39% (224 euro) per le seconde case. Ma ci sono anche capoluoghi di regione che si piazzano sotto la media nazionale. È il caso di Palermo: qui la prima rata Imu è costata solo 54 euro per la prima casa (-36% rispetto alla media nazionale) e 168 per le seconde case (+4%).
Dai dati elaborati dai Caf Cisl si nota, poi, come solo l’1,6% degli assistiti ha optato per la soluzione del pagamento in tre rate consentito per la prima abitazione: in pratica ha scelto di pagare la rata di settembre solo chi aveva importi totali da versare notevoli, non a caso la media del primo acconto in questo caso passa da 81 a 229 euro.
Le classifiche definitive, e decisamente più significative, arriveranno solo a fine estate, quando tutti i comuni avranno fissato le loro aliquote. L’aliquota base può infatti essere aumentato o diminuita di 0,3 punti percentuali (0,2 per l’abitazione principale) e c’è spazio di manovra anche sulle detrazioni. Solo in quel momento si capirà davvero qual è il comune più caro d’Italia.

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