ROMA In Italia il Governo ha «fatto in modo» che il ridimensionamento del settore pubblico non «avesse conseguenze traumatiche, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi». Così il ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi, ha parlato degli effetti della spending review in occasione del tavolo che ha visto Cgil e Uil, cui si è aggiunta in giornata l’Ugl confermare lo sciopero. Fronte sindacale ancora diviso, dopo il no allo sciopero con cui la Cisl ha sciolto la sua «riserva». Sul fronte esuberi il ministro non si è sbilanciato, ma ha fissato una data certa, il 31 ottobre, per conoscere il loro vero numero. Un’altra giornata già appuntata sul calendario è quella del 28 settembre, quando i dipendenti pubblici incroceranno le braccia in segno di protesta contro la spending review. Un’agitazione che però ha visto la Cisl chiamarsi fuori, con l’intenzione di proseguire il dialogo insieme all’esecutivo. Ma prima dello sciopero, nella settimana iniziale di settembre, ci sarà un nuovo incontro a Palazzo Vidoni. Intanto oggi Patroni Griffi ha sottolineato come la riunione sia servita «ad aprire un percorso». Quanto ai tagli, il ministro ha spiegato che per ora c’è solo una cifra non definitiva sui dipendenti in «sovrannumero», pari nelle amministrazioni centrali a 11mila. Per Patroni Griffi, nonostante lo scioperino, «è opportuno» proseguire con i sindacati un confronto «serio», fuori dalle logiche consociative. Al momento, ha aggiunto, «non sono in grado di escludere o meno licenziamenti», bisogna «ridefinire le piante organiche», sapendo di poter contare su diversi strumenti, dal «collocamento a riposo per i più anziani» alla «mobilità». Secondo la Cgil, invece, si va verso «tagli al personale, in particolare della sanità, che rappresentano un attacco allo stato sociale». Quanto alle deroghe alla riforma sulle pensioni la Cgil dice no «a due pesi e due misure». Sulla stessa linea la Uil, che ha parlato di «tagli lineari» e di un utilizzo della Pa come «bancomat della Tesoreria dello Stato». Diversa la posizione della Cisl, che ha sciolto con un «no» la riserva sullo sciopero volendo affrontare con l’esecutivo la gestione dei tagli e i temi dell’accordo del 3 maggio. Un’intesa che doveva costituire la base per la delega legislativa prevista dalla riforma del mercato del lavoro per armonizzare privato e pubblico. Ma, ha spiegato il ministro, visto che la spending review «già assorbe alcuni aspetti della delega» e dati i tempi stretti, sarebbe ideale far passare il riordino attraverso «interventi puntuali» sui temi ancora da trattare, a partire dall’armonizzazione delle tipologia dei contratti di lavoro. A riguardo un’altra delle questioni in ballo riguarda la tanto discussa licenziabilità degli statali.