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Pescara, 15/06/2026
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Data: 31/07/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
La parabola del Senatur - Bossi straparla ma la Lega lo scarica. Attacca il Cav e vuole far rientrare gli espulsi. Salvini gelido: «È volgare, la gente è stufa»

La sfida Maroni prepara la «pulizia» nei conti del partito. E invita il governo agli Stati Generali del 28-29 settembre

Bossi parla, accusa, insulta, prova a dettare la linea. Ma il partito si volta dall’altra parte. Il declino dell’ex leader della Lega si vede anche dalla freddezza con la quale ieri è stata accolta la sua intervista a «la Repubblica» nella quale il fondatore del Carroccio prova a sbattere i pugni sul tavolo: «Ho voce in capitolo – tuona – anche quando dicono che non ho voce in capitolo». E poi una serie di attacchi e minacce. Compresa quella sulla «pulizia» che è stata fatta dopo lo scandalo del tesoriere Belsito. «Nel rastrellamento sono state coinvolte anche persone a posto – avverte Bossi – Questa settimana inizio a fare il mio lavoro, farò rientrare alcuni degli espulsi». Su una possibile alleanza con il Pdl è scettico: «Non so ne stiamo parlando ma è ancora tutto in alto mare. Finché sostengono Monti non se ne fa niente». E sulla candidatura di Berlusconi il giudizio è impietoso: «Non ho capito nemmeno perché lo ha detto prima di farlo, eventualmente. Che senso ha? Non mi sembra molto strategico. Comunque se torna i voti non li prende più. Politicamente è finito. Gliene hanno tirate troppe: prima la storia delle donne, poi persino le accuse di mafia con Dell'Utri». Dichiarazioni che nessuno ha commentato nel partito. L’unico a parlare è stato Matteo Salvini, il segretario lombardo. Non certo una figura di secondo piano. E da lui sono arrivate parole durissime contro il senatùr e contro il figlio: «Renzo Bossi? Ho visto che fa l'agricoltore. Bisogna fare tanta fatica, non so se è portato. Bisogna avere anche delle competenze. Sicuramente il suo futuro non è più in politica, ha già dato. E anche i militanti della Lega hanno già dato il loro contributo alla causa. Basta. Umberto invece è stato un po’ volgare la gente è stufa di un certo tipo di termini, di certe parole». Distante da Bossi anche Roberto Maroni, che ormai ha in mano il Carroccio. E che ieri era impegnato nell’ultimo consiglio federale prima delle vacanze. Al quale Bossi non ha partecipato. Tempo due mesi – ha avvertito il segretario – e la pulizia dovrà essere fatta anche nei cassetti. Riferendosi all’operazione di mettere ordine nei conti della Lega. A Giancarlo Giorgetti ha chiesto di curare una «spending review» interna per razionalizzare le risorse fino a «dimezzare i costi di gestione» e buttare nel cestino quelle attività «non politiche» diventate un peso negli ultimi anni. Tutto questo dovrà entro il 30 settembre. Intanto, il massimo organo decisionale del Carroccio ha approvato il nuovo regolamento federale, che vieta di cumulare più di un incarico nel movimento. Nell'approntare quella che è l'agenda d'autunno – che per la prima volta prevede anche un inatteso invito al governo Monti a partecipare agli Stati Generali del 28-29 settembre al Lingotto di Torino – Maroni vede di fronte a sè la sfida di preparare le sue truppe alla scadenza elettorale delle politiche del 2013, lo spartiacque di un partito in trasformazione che vuole rimediare alle ombre della storia recente. «L'anno prossimo – ha spiegato – vogliamo essere pronti per qualsiasi eventualità. E avere regole di bilancio certe e trasparenti è importante per noi». «Non parliamo - ha precisato Maroni - di irregolarità nella gestione precedente, ma ci sono dieci società che non so che cosa facciano. Voglio saperlo. Mettiamo mano a questo arcipelago per vedere quali servono, quali vanno eliminate e quali accorpate». Una cura dimagrante che potrebbe riguardare le due finanziarie padane (Pontida Fin e Fin Group), ma anche realtà sconosciute a molti dirigenti di via Bellerio. Persino il concorso di Miss Padania dovrà passare al vaglio della squadra di Giorgetti, perché sarà pur vero che si può mantenere «ma non a spese della Lega». E la cura dimagrante potrebbe includere anche la chiusura del quotidiano «La Padania».

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