Cstp, va in scena l'ennesimo atto di una farsa ormai senza fine, recitata sulla pelle di 603 dipendenti e di tutti gli utenti del trasporto pubblico. Stavolta il palcoscenico è il consiglio provinciale, chiamato a votare sulla delibera che definisce la manifestazione d'interesse complementare avviata dal Comune e dalla Provincia, mentre sette autisti dell'azienda sono arrampicati dalle 6 del mattino sulle impalcature all'esterno di palazzo Sant'Agostino, chiedendo a gran voce i tre stipendi arretrati. Dopo tre ore e mezza passate tra interruzioni e interventi lunghi come comizi, il colpo di scena. In aula rimangono dodici consiglieri su 36, manca il numero legale per la votazione. La defezione è bipartisan, pezzi di entrambi gli schieramenti se ne sono andati alla chetichella. Certamente i numeri per blindare la delibera avrebbe dovuto assicurarli la maggioranza, ma anche dall'altra parte sarebbe stato apprezzato un gesto di responsabilità di fronte a casi come quello del Cstp, con i dipendenti - alcuni di loro assistono anche alla seduta - che sono ancora fermi allo stipendio di maggio. Il risultato è che, dopo un pomeriggio vissuto tra mille tensioni, la palla torna a centrocampo. E la seduta del consiglio provinciale viene rimandata a giovedì mattina. Fondati i timori e gli spifferi della vigilia, che raccontavano di un voto in bilico, seppure su una verifica preventiva di fattibilità. A far comprendere subito il vento che tira è il primo problema formale posto in aula da alcuni consiglieri, cioè se sulla delibera tocchi decidere alla giunta, al consiglio o semplicemente al dirigente del settore, trattandosi di un caso di somma urgenza legato a un servizio pubblico. Sull'argomento gli uffici provinciali, nei giorni scorsi, si erano anche scambiati alcune lettere. In una di queste il direttore generale Fasolino sottolineava, tra l'altro, che a suo parere «è chiarito nello schema della manifestazione d'interesse che essa non avrebbe avuto alcun effetto impegnativo né per il privato né per l'amministrazione provinciale, restando quest'ultima libera di decidere se indire o meno la successiva procedura negoziata in base agli elementi di giudizio raccolti». Neanche quest'interpretazione è bastata. Lo scoglio su cui si arena il voto è però la delibera adottata dal consiglio lo scorso 14 maggio: nella quale, sostiene l'opposizione, tra i provvedimenti da prendere non c'è traccia della manifestazione d'interesse. Si accende la discussione, viene fuori persino una proposta choc di rimandare la questione a un consiglio provinciale e comunale congiunto. Poi arrivano gli ordini di scuderia sul voto. Ordini, per la verità, nemmeno troppo chiari: alla fine non si riesce a capire, vedendo alcuni consiglieri attaccati al telefonino e subito dopo scomparsi, se ci si trovi di fronte a una strategia troppo sottile per essere compresa o se si tratti solo dell'ennesimo modo per prender tempo, quando invece non ce n'è più. Che il tempo manchi lo conferma lo stesso ex presidente, oggi capo del collegio dei liquidatori del Cstp, Mario Santocchio, che annuncia la sospensione del servizio in tempi brevi. « In queste condizioni - dice - se non arrivano altri soldi sospenderemo il servizio entro il 20 agosto. Altrimenti, potremmo arrivare fino a ottobre». Una manciata di giorni, dunque, prima di far calare il sipario sulla storia del Cstp. Ma invece di decidere, Pd e Pdl preferiscono continuare a lanciarsi stracci. «Benché la Provincia avesse portato in Consiglio la manifestazione di interesse, procedimento che non necessitava di discussione, l'ordine non si è potuto votare per mancanza del numero legale dovuto principalmente all'assenza di gran parte dei consiglieri di maggioranza, in primis dal presidente Cirielli che ha fatto venir meno il numero legale» scrive il consigliere provinciale Pd Giovanni Coscia. «La minoranza - ribatte l'assessore ai Trasporti Luigi Napoli, Pdl - ha strumentalizzato la vicenda, dicendo un cumulo di sciocchezze. Inaccettabile l'atteggiamento del consigliere Amabile che, dopo aver stravolto la realtà dei fatti, ha abbandonato l'aula»