PESCARA. Dal presidente della Provincia Giuseppe De Dominicis e dal presidente della Camera di commercio Ezio Ardizzi arrivano due secchi «no» al progetto di delocalizzazione dell'aeroporto da Pescara a Ortona, per dare vita a un grande aeroporto sul mare. Il presidente dell'ente camerale Ardizzi, nel sottolineare quanto la realizzazione di un secondo scalo aeroportuale «costituirebbe un'inutile e dispendiosa duplicazione destinata a minare il futuro dell'attuale Aeroporto d'Abruzzo, con pesanti ricadute sullo sviluppo economico dell'intero territorio provinciale», ha anche annunciato che nel prossimo mese di febbraio, in concomitanza con la visita in Abruzzo del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, consegnerà al ministro un «apposito documento che illustri la sconvenienza e la non condivisione del progetto».
Secondo il presidente della Provincia De Dominicis, «la localizzazione attuale dell'Aeroporto d'Abruzzo risponde pienamente alle esigenze di traffico che una regione di piccole dimensioni come la nostra è in grado di sviluppare. Per questa ragione continuo a non comprendere il dibattito intorno ad una possibile delocalizzazione ad Ortona dello scalo regionale, per dare vita a un faraonico progetto di aeroporto sul mare». A De Dominicis dispiace «dover leggere ogni giorno, da parte di esponenti della Giunta regionale, esternazioni a mezzo stampa, senza che alcuno degli attori istituzionali interessati, come la Provincia, sia mai stato investito ufficialmente del caso. Oltretutto», ha sottolineato polemicamente De Dominicis «non si comprende come la giunta regionale intenda volgere le proprie attenzioni alla realizzazione del futuro scalo mantenendo nello stesso tempo gli impegni assunti per quello attuale: su questo punto un chiarimento pubblico appare doveroso, soprattutto perchè la stessa Regione è impegnata in un apprezzabile sforzo per il potenziamento dei collegamenti da e per Pescara. Per un aeroporto che a fine 2006 ha raggiunto i 350 mila passeggeri il problema sembra rinviato a quando ne potrà avere, se mai ne avrà, il doppio», conclude De Dominicis.