In 12 mesi si è registrato un aumento di 700.00 persone
ROMA - Un esercito che ingrossa pericolosamente le sue fila. Ogni mese si aggiungono migliaia e migliaia di persone. Tutti alla disperata ricerca di un lavoro. Di uno stipendio per sopravvivere. A giugno - rivela l’Istat - i disoccupati italiani erano due milioni e 792.000, il 10,8% della popolazione attiva. Un tasso così alto, in Italia non lo si vedeva dal gennaio 2004, ovvero da quando l’istituto di statistica ha dato il via alle rilevazioni mensili. Guardando le serie trimestrali bisogna tornare ancora più indietro, al terzo trimestre del ’99. Rispetto al mese precedente è un aumento dello 0,3%, rispetto all’anno scorso è un vero e proprio balzo: +2,7%.
E’ la crisi che continua a mordere. A far chiudere le aziende, perché la gente non consuma, perché le banche non prestano più i soldi, perché la fiducia nel futuro non si sa più che cosa sia e il sistema produttivo è in panne. E’ la crisi sull’economia reale. Oltre lo gli spread, oltre le oscillazioni dei listini, ci sono loro, i disoccupati: un milione e mezzo di uomini, un milione e 290.0000 donne, seicentomila giovani. Rispetto al mese precedente, ovvero maggio, sono lo 0,3% in più, che in numeri assoluti significa ben 73.000 persone. Ma è facendo il raffronto con l’anno scorso che il dramma diventa ancora più evidente: nell’arco di questi 12 mesi di fuoco l’esercito dei senza lavoro si è ingrossato di 761.000 unità. E’ un balzo del 37,5%. Un salto nel vuoto delle giornate passate a scorrere gli annunci, a sperare di avere un colloquio, un contratto anche a tempo determinato, una qualunque possibilità, che ha riguardato nello stesso modo sia gli uomini che le donne. C’è un solo dato in controtendenza, quello dei giovani. La fascia di aspiranti lavoratori tra i 15 e 24 anni resta quella più colpita dalla crisi, il 34,3% è disoccupato, ma a giugno rispetto a maggio c’è stata una virata, e il tasso è calato di un punto percentuale. Nonostante la sfiducia generalizzata, in questo mese sono diminuiti gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, ovvero le persone che nemmeno lo cercano il lavoro. Il calo è stato dello 0,4%, che corrisponde a -52.000 persone. Probabilmente l’aumento delle tasse, la riduzione nelle entrate familiari, li ha spinti a mettersi sul mercato alla ricerca di un’occupazione. Si spiega, così, almeno in parte, l’aumento del tasso di disoccupazione (queste persone prima non erano contabilizzate tra i disoccupati).
Naturalmente il nuovo record della disoccupazione in Italia preoccupa moltissimo i sindacati. Secondo la Cgil siamo di fronte a «un corto circuito» causato dagli effetti combinati della riforma del mercato del lavoro «con l'annessa diminuzione delle coperture sugli ammortizzatori» con «l'allungamento dell'età pensionabile». Il sindacato guidato da Susanna Camusso quindi ritiene «urgente» l’adozione «di un piano straordinario per il lavoro». Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, invece, assolve la riforma Fornero - «non ha fatto neanche in tempo a entrare in vigore» - ma chiede al premier di «occuparsi di sviluppo con le parti sociali e gli enti locali». Vede nero, il numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «Il peggio non lo abbiamo ancora raggiunto». Il sindacato di via Lucullo chiede quindi «una realistica, ma efficace, azione di crescita». Molto preoccupato anche il fronte delle imprese.
Anche perché l’Italia non è certamente l’unico paese in Europa che ha problemi di disoccupazione. L’Eurostat ieri ha rivisto le stime di maggio al rialzo, portando il tasso medio all’11,2% (+0,1%), che è il livello più alto dal ’99, ovvero dalla creazione dell’eurozona. Giugno si attesta sulla stessa percentuale. In termini assoluti sono 17 milioni e ottocentomila i disoccupati nell'eurozona (3,3 milioni gli under 25), oltre due milioni di più rispetto a un anno fa.