Nei guai il direttore generale di esercizio della Strada dei Parchi
La strada la conosce a menadito: tutti i giorni la percorre per arrivare a Bazzano e varcare la soglia del suo ufficio presso la procura della Repubblica dell’Aquila. E quando le denunce prima e le relazioni poi degli investigatori della squadra di polizia giudiziaria del compartimento di polizia stradale hanno mostrato e dimostrato l’odissea di centinaia di viaggiatori in auto e in pullman bloccati anche fino a 12 ore tra la bufera in attesa di essere soccorsi, non ha avuto dubbi. E così, dopo cinque mesi di serrate indagini, il sostituto procuratore David Mancini ha iscritto sul registro degli indagati, ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio e attentato alla sicurezza dei trasporti, l’ingegnere Igino Lai, direttore generale di esercizio della Strada dei Parchi spa. Per il pm l’odissea cui sono stati costretti a vivere oltre 100 veicoli, 7 pullman e due spazzaneve, poteva essere evitato. Una deduzione, quella di Mancini, arrivata dopo lo studio e il vaglio di copioso materiale acquisito presso gli enti preposti, tra cui la stessa prefettura dell’Aquila, che non aveva perso tempo nell’organizzare un tavolo permanente per la gestione dell’emergenza causata dall’eccezionale evento meteorologico. Ed è nel maledetto 3 febbraio che si sono concentrate le investigazioni, giorno appunto dell’odissea sulle due tratte dell’A24 e dell’A25, in particolar modo nel tratto Carsoli-Torano quando la bufera in atto rendeva inidonei i mezzi spazzaneve, con le lame che non erano riuscite a pulire il manto autostradale e con i tergicristalli gelati per la gelida temperatura, ma nonostante ciò la società Strada dei Parchi ha preferito non chiudere (nonostante l’articolo 6 del Codice della Strada, ovvero il legislatore abbia dato piena facoltà di chiudere in casi di emergenza), non immaginando che di lì a poco l’autostrada sarebbe entrata nel blocco totale.
Nel primo pomeriggio due slavine che si erano staccate nel tratto direzione Roma tra Monte Sant’Angelo e Colle Mulino, con un fronte di circa 30 metri avevano occupato l’intera sede autostradale con cumuli che avevano raggiunto i due metri circa di altezza. Per un centinaio di automobilisti, sette pullman e due spazzanevi in coda al serpentone, non c’era stato nulla da fare. Molti mezzi erano rimasti bloccati anche sotto il tratto della galleria. Nonostante il prodigarsi di agenti della sottosezione, del Coa, della Squadra di polizia giudiziaria ma anche degli stessi operai della Strada dei Parchi, (costoro anche a mani nude hanno spalato la neve) ci sono servite 12 ore per poter liberare il tratto autostradale dalla neve e permettere ai mezzi di uscire dall’autostrada, dopo rocambolesche manovre e inversioni di marcia. Un’odissea che aveva portato molti cittadini a lamentarsi pubblicamente. Non si erano fatte attendere anche delle denunce presentate negli uffici della procura della Repubblica dell’Aquila.
Sempre all’ingenere Lai, la Procura ha contestato il reato di interruzione di pubblico servizio in quanto, secondo gli investigatori e il pm titolare dell’inchiesta, si sarebbe ritardata la riapertura dell’autostrada di circa 48 ore (dopo il blocco causato dalle due slavine) quando al contrario si poteva riaprirla già dal primo pomeriggio di domenica 5 febbraio. La Spa, sempre secondo l’accusa, avrebbe aspettato l’ordinanza di riapertura da parte della Prefettura quando poteva farlo indipendentemente da essa. In una intervista andata in onda sul Tgr, Lai aveva paragonato l’evento eccezionale al terremoto che aveva messo in ginocchio la città, e la Procura proprio per l’emergenza in atto ha contestato al dirigente il non avere preso decisioni che avrebbero potuto evitare guai peggiori.