Sono volati gli stracci nella maggioranza durante il vertice convocato per individuare un punto d’intesa col governo con cui sono state concordate le 128 assunzioni a tempo indeterminato previste con la cosiddetta «legge Barca», ovvero il maxi emendamento contenente le misure per la fine del regime commissariale e la ricostruzione post sisma. Il provvedimento è stato recentemente approvato alla Camera, dove l’esecutivo ha incassato la fiducia, e contiene misure per l’ingresso di nuovi lavoratori nella pubblica amministrazione aquilana, in netta controtendenza con quanto previsto dalla spending review. Secondo fonti qualificate interne al Comune ogni figura di spicco dell’amministrazione ha avanzato delle richieste. Qualcuno ne avrebbe formulate di spropositate, tanto da far salire la temperature dentro la stanza, dove sono cominciati a volare parole grosse. In questa sorta di trattativa da calcio mercato un pezzo da novanta del governo cittadino avrebbe ipotizzato la stesura di un contratto a tempo indeterminato per tre dirigenti attualmente assunti con incarico, mentre altro esponente presente avrebbe avanzato la richiesta l’assunzione di cinque insegnanti e altrettanti assistenti sociali. Proposta bocciata dagli altri convenuti che hanno fatto notare come le figure richieste in questo momento siano da impiegare prevalentemente nella ricostruzione. Un terzo, invece, ha presentato una lista contenente novanta nominativi, tutti da impiegare nel settore ricostruzione o comunque in uffici a questa collegati, in vista del potenziamento degli uffici che dovranno sovrintendere ai processi di rinascita della città martoriata dal terremoto di tre anni fa. I tre «tenores» appartengono tutti al Pd ma gli altri partiti non staranno a guardare inermi, tanto che il vertice è stato aggiornato. Ciliegina sulla torta la furia e la rabbia dei precari che prestano servizio in Comune, impiegati nei settori tecnici e amministrativi della ricostruzione, che ormai rischiano di vedere il sogno relegato nel libro dei sogni. Nonostante le promesse e gli impegni assunti in campagna elettorale che potrebbero rimanere parole al vento. Vento su cui i 230 precari potrebbero soffiare alimentando polemiche e dibattiti incendiari in vista di un autunno che si annuncia rovente. Quella che a tutti gli effetti sembra essere una partita a scacchi è appena iniziata e la temperatura negli uffici di Villa Gioia potrebbe continuare a salire ancora.