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Pescara, 28/03/2026
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Data: 03/08/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Il rincaro sale a sorpresa sul treno. Nuovo ritocco delle tariffe per le corse fuori dal Piemonte, pendolari in rivolta L'abbonamento per Milano costa 16 euro in più Le Ferrovie: è solo un adeguamento

BRUTTA sorpresa ieri mattina per i pendolari che si sono presentati alle biglietterie di Trenitalia per rinnovare gli abbonamenti. Su tutte le linee ferroviarie che collegano città piemontesi con città di altre regioni (TorinoMilano, Alessandria-Genova, Torino-Savona e Torino Genova) sono scattati gli aumenti d'agosto. Fino al 12,5 per cento in più per tutti gli abbonamenti tra città in due regioni diverse. E così, senza che nessuna comunicazione sia stata fatta ai comunicati, viaggiare per un mese tra Torino e Milano costa ora 147,60 euro, invece di 131,20, ovvero 16 euro in più. Stessa tariffa tra Torino e Genova, mentre il prezzo di un abbonamento tra Torino e Savona passa da 120 a 135 euro e tra Cuneo e Savona da 97,60 a 109,80 (+12,5 per cento). Tra Acqui Terme e Genova, infine, si spendevano 75,20 euro al mese e da ieri se ne spendono invece 84,60. Ieri se ne sono accorti i pochi pendolari che lavoreranno ad agosto, ma a settembre la batosta colpirà migliaia di utenti. E non è la prima, visto che una tranche di aumenti era già scattata il 1 febbraio dell'anno scorso quando i pendolari hanno visto il prezzo del biglietto impennarsi anche del 23 per cento. Così un pendolare che ogni mattina viaggia, ad esempio, tra Torino e Milano in meno di otto mesi ha visto schizzare il suo abbonamento di quasi il 40 per cento. «Davvero troppo - secondo il portavoce dei pendolari della linea Cesare Carbonari - proprio in questo momento di crisi, con la benzina alle stelle aumentano ancora i biglietti dei treni, a fronte di un servizio che continua a essere inadeguato: siamo stufi». Trenitalia spiega che «gli aumenti derivano dall'adeguamento, per le tratte interregionali, ai prezzi stabiliti dalle singole regioni, tra il 2010 e il 2011, e recupera anche l'effetto di passati incrementi che erano rimasti in passato congelati». Cinque anni fa in effetti, Trenitalia, governo e amministrazioni, firmarono un accordo, detto «accordo del 2007» che stabiliva che gli aumenti per i viaggi tra città di regioni diverse scattassero in maniera graduale, per evitare incrementi insostenibili per l'utenza. Allora si decise di spalmare le maggiorazioni un po' alla volta negli anni e lo scatto di ieri di ieri fa ancora parte di quel piano. E non è l'ultimo, perché il «credito» di Trenitalia, su questa partita, non è ancora stato del tutto esaurito e altri aumenti arriveranno nei prossimi mesi. «Assurdo però - attacca l'assessore ai Trasporti Barbara Bonino - che abbiano scelto questo momento, coni ritardi in aumento, e non abbiano avvisato né noi, néi pendolari». Proprio sul crollo della qualità Bonino ha incontrato, appena due settimane fa, insieme al presidente Cota, l'amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, per chiedere spiegazioni, dossier alla mano, sulla crescita dei ritardi sulla Torino-Milano, la più frequentata tra le linee piemontesi. L'anno scorso, infatti, l'87,3 per cento dei treni arrivava entro 5 minuti dall'orario previsto. Una percentuale che nei primi sei mesi del 2012 è scesa all'83 per cento. «Abbiamo parlato a lungo della linea - spiega Bonino - e Moretti ci ha assicurato che la situazione migliorerà in autunno, ma non ha fatto alcun cenno all'aumento di ieri».

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