ROMA - L’Atac, l’azienda che gestisce la mobilità della Capitale, ha stipulato un contratto per acquistare una nuova sede da 24mila metri quadrati a un prezzo di 119 milioni di euro. E soltanto lo scorso anno, alla luce delle crisi economica generale e dei bilanci tutt’altro che positivi (nel 2011 perdite per 179 milioni), la nuova governance dell’azienda ha provato a correggere l’operazione. Almeno per quanto possibile considerando che la passata gestione aveva già sborsato al venditore ben 20 milioni di euro di caparra: il contratto è stato così trasformato in affitto (8 milioni l’anno) continuando però a mantenere un’opzione per l’acquisto.
La Provincia di Roma, invece, è riuscita a fare il contrario. Nel 2005 aveva stipulato un contratto di affitto per una nuova maxisede la cui superficie lorda è di 67mila metri quadrati e quella commerciale è di 40mila. Ma all’ultimo momento nel 2010, benché fosse già avviata una discussione nazionale per la cancellazione dell’ente, la giunta guidata dal presidente Nicola Zingaretti ha deciso (dopo una lunga e contestata discussione in Consiglio e non poche perplessità anche all’interno della squadra di governo) di trasformare il contratto d’affitto in acquisto per la ragguardevole cifra di 267 milioni di euro. Soldi che la Provincia non ha (prestiti e leasing sono vietati dal Patto di stabilità) e che spera di ottenere dalla dismissione di alcune sue proprietà proprio in un momento in cui il mercato immobiliare è in picchiata.
Ma le due operazioni hanno molti punti in comune: entrambe hanno come interlocutori l’istituto di credito Bnp Paribas e il gruppo edilizio Parnasi; tutte e due le sedi, inoltre, sorgono in zone non comode (considerando che si tratta di uffici pubblici) ma all’estrema periferia di Roma nei pressi del grande raccordo anulare; ma soprattutto sia l’Atac e sia la Provincia (in tempi di spending review, tagli dei trasferimenti e dei servizi pubblici a tutto tondo) sbandierando «efficientamento e risparmi» si sono avventurate in operazioni finanziarie dall’esito tutt’altro che certo utilizzando soldi pubblici. Soldi dei cittadini.
Adesso il doppio caso è esploso ed è finito sul tavolo del governo. Sulla vicenda della Provincia sono state presentate due distinte interrogazioni parlamentari del senatore dell’Idv Stefano Pedica e del deputato Vincenzo Piso del Pdl. Ma non solo: la Corte dei Conti ha deciso di aprire un fascicolo per cercare di fare luce sull’intera operazione voluta dalla giunta Zingaretti. Sulla storia dell’Atac, invece, ieri è stata presentata un’interrogazione da parte di undici senatori del Pd tra cui Silvio Sircana e Raffaele Ranucci con la quale si chiede di fare luce su una vicenda indicativa di una gestione tutt'altro che trasparente della più importante azienda municipalizzata di Roma. «La decisione di acquisire una nuova sede per l’Atac è inserita nella delibera 36 approvata dal Consiglio comunale di Roma il 30 marzo 2009 - ribatte l’assessore Capitolino alla Mobilità, Antonello Aurigemma - Quella delibera fu votata, uno dei pochi casi in questa consiliatura, all'unanimità. Votarono favorevolmente in cinquanta (di tutti i partiti politici ndr)».Ieri, poi, è intervenuto anche il presidente dell’Atac Francesco Carbonetti che insieme all’amministratore delegato Carlo Tosti è l’artefice, grazie a un lungo braccio di ferro legale con il gruppo Parnasi, dello stop all’incauto acquisto deciso dai loro predecessori. «L'ipotesi dell'esercizio dell'opzione di acquisto della nuova sede - ha sottolineato con un comunicato ufficiale - non viene assolutamente presa in considerazione dal management di Atac». Va sottolineato che l’Atac dovrà decidere se avvalersi dell’opzione d’acquisto nel 2014 e ci si augura che il management confermi questo indirizzo.
Non ha ripensamenti alcuni, invece, la Provincia di Roma nonostante la sua estinzione nei prossimi mesi e la Città Metropolitana che ne prenderà il posto è un ente ancora tutto da definire per territorio e competenze. Intanto il termine del bando di gara per individuare il fondo che dovrà gestire la vendita (in soli due anni e mezzo) dei dodici immobili della Provincia è stato posticipato da luglio a ottobre.