Il ministro dello Sviluppo conferma l'ottimismo espresso ieri da Monti ma avverte: "Seconda Repubblica deludente, la situazione è ancora un po' peggio di quello che uno potrebbe immaginarsi". Cgil, Cisl e Uil frenano gli entusiasmi: "Numero dei fallimenti e dei disoccupati destinato a crescere"
RIMINI - Il ministro dello Sviluppo conferma l'ottimismo di Mario Monti. "Sì, la vedo l'uscita dalla crisi", dice Corrado Passera parlando con i giornalisti a margine del meeting di Comunione e liberazione a Rimini. Ad aprire la tradizionale kermesse estiva di Cl era stato ieri il presidente del Consiglio, spendendo appunto parole di fiducia 1 sulla capacità dell'Italia di uscire dalla fase di difficoltà economica. "Dipenderà molto da quello che riusciremo a fare", precisa il ministro dello Sviluppo. Dai sindacati arriva però un richiamo a maggiore realismo: "Difficile comprendere dove vedano l'uscita dalla crisi. I dati in nostro possesso, ma anche quelli di Confindustria, ci dicono tutto il contrario, sarà un autunno molto complicato".
Attacco alla Seconda Repubblica. Parlando poi dal palco del meeting, Passera avverte però che "non dobbiamo nasconderci i problemi sulla crescita e sulla crisi: la situazione è ancora un po' peggio di quello che uno potrebbe immaginarsi". Il ministro declina però qualsiasi responsabilità del governo in questa situazione. "L'eredità di questi ultimi 20 anni di seconda Repubblica è davvero deludente", afferma il ministro. Senza evasione e con un debito su livelli europei "saremmo oggi un altro paese".
Dinamica pericolosa. Per Passera "la vera interpretazione di quel che è successo nel nostro paese" è questa: "il debito pubblico era sceso al 100%, avevamo imboccato la strada giusta e poi è risalito al 120. Ci siamo divorati una serie di risorse che ci avrebbero consentito oggi di essere tra i paesi virtuosi e con bassi spread". Per il ministro "ci siamo giocati il dividendo dell'euro" e poi per cercare di tenere i conti in ordine, lo "Stato ha smesso di costruire futuro, ha sacrificato gli investimenti in conto capitale". Questo perché è sempre "più facile tagliare gli investimenti che tagliare la spesa corrente. Ma questa dinamica è pericolosissima".
Competitività e coesione. Il responsabile dello Sviluppo spiega quindi che tra le cose da fare c'è il miglioramento della competitività: "Sulla produttività dobbiamo recuperare. Rispetto all'Europa siamo indietro. La produttività viene da tante cose ma viene anche da una componente che è nelle mani delle parti sociali", afferma. "La coesione sociale - aggiunge - è uno degli elementi portanti della fiducia e della crescita. Non è un dato acquisito, non è una zavorra o un costo da portarsi dietro. Se si vuole crescere in modo sostenuto e sostenibile, coesione e competitività vanno insieme".
La zavorra fiscale. Altra zavorra citata dal ministro è quella fiscale. "Abbiamo una delle più alte tassazioni al mondo: è una zavorra che dobbiamo correggere", spiega, aggiungendo che "dobbiamo trovare le risorse per il welfare e per ridurre la fiscalità ai cittadini e alle imprese oneste".
Il pessimismo dei sindacati. Ben diversa dalla valutazione di Monti - e quindi dello stesso Passera - è invece quella dei sindacati. "Noi non vediamo l'uscita dal tunnel, anzi ci aspetta un autunno molto difficile", pronostica Elena Lattuada, segretaria confederale della Cgil. "Faccio fatica - prosegue Lattuada - a comprendere dove vedano l'uscita dalla crisi. I dati in nostro possesso, ma anche quelli di Confindustria, ci dicono tutto il contrario". Per la dirigente sindacale infatti si prospetta un autunno 'nero': "Sarà molto complicato e difficile, ci sono molte vertenze ancora aperte. E' necessario sostenere il sistema industriale che è in grave difficoltà per permettere al Paese di riprendersi". La Cgil torna a chiedere "una vera politica industriale che manca all'Italia".
"Non vedo spiragli positivi, dire che ci sono è una manifestazione di ottimismo necessaria ma assolutamente infondata", commenta il segretario della Uil, Luigi Angeletti. "Il numero dei disoccupati rischia di crescere così come il numero delle imprese che chiuderanno", ricorda il leader sindcale prevedendo una recessione "peggiore del 2012, peggiore anche delle stime che il governo aveva fatto". Sarà "un autunno per nulla piacevole - aggiunge Angeletti - perché quando ci sono così tanti disoccupati adulti, che hanno famiglia, significa che il Paese sta andando allo sfascio".
Appena più possibilista Raffaele Bonanni. "Spero che Monti abbia ragione - sostiene il segretario della Cisl - il Paese è in una situazione disastrosa e credo che la fine della crisi la vedremo solo quando tutti tireranno da una sola parte per affrontare i nodi che abbiamo di fronte".
L'appello di Confindustria. Dalla Confindustria arriva invece il richiamo ad "uno sforzo corale" per uscire dalla crisi. "Serve uno sforzo corale, serve passare dagli interessi alle esigenze, come fu nel dopoguerra - afferma il vicepresidente di Confindustria, Vincenzo Boccia - Occorre quello stesso spirito, quella stessa consapevolezza di volercela fare, perché la crisi è come un conflitto, senza macerie ma devastante allo stesso modo".