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Data: 21/08/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Squinzi: il quadro non è mutato. Scetticismo anche dai sindacati. Cgil, Cisl e Uil: «Il governo non scarichi tutto sulle parti sociali»

ROMA - Chissà se il premier Monti e il ministro Passera quando hanno parlato di ottimismo si sono fatti influenzare dallo spirito del grande poeta, nato proprio a pochi passi da Rimini, Tonino Guerra che dell’ottimismo era il portabandiera. Di certo le parole del presidente del Consiglio prima e del ministro dello Sviluppo economico dopo, hanno lasciato non poche perplessità tra le forze sociali. E un timore: che il governo abdichi al suo ruolo scaricando su di loro responsabilità e sforzi futuri per uscire dalla crisi.
Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, in questi giorni è negli Stati Uniti e, raggiunto telefonicamente, non nasconde un certo scetticismo. «E’ giusto parlare di ottimismo, ma è difficile in questo momento capire quali siano le condizioni su cui esso poggia. Il quadro economico non è ancora cambiato» osserva il leader della potente associazione degli imprenditori italiani. Squinzi comunque fa capire che sarebbe ben lieto di scoprire che l’uscita dal tunnel è vicina e che il governo è pronto a manovrare le giuste leve per un’accelerazione. «Il 5 settembre - dice - incontreremo il premier Monti, probabilmente per quella data sapremo che cosa il governo metterà in cantiere per dare nuovo slancio alla crescita». Da Roma uno dei suoi vicepresidenti, Vincenzo Boccia, rimarca: «Serve uno sforzo corale, condiviso da tutti. Così come accadde nel dopoguerra. Perché la crisi è come un conflitto, senza macerie ma devastante allo stesso modo». Rete imprese - l’organismo che rappresenta le varie associazioni di commercianti, artigiani e piccole aziende - apprezza l’appello lanciato dal ministro Corrado Passera ai sindacati «proiettati nel futuro», ma avverte: «Le aziende già fanno la loro parte: i dati positivi dell’export di questi mesi parlano chiaro, la bilancia dei pagamenti è in equilibrio e senza i sovracosti di energia e petrolio segnerebbe un considerevole attivo. Il governo sfrutti gli ultimi 3-4 mesi di legislatura per dare una svolta».
Un maggiore ruolo delle parti sociali, così come auspicato da Passera, non dispiace ai sindacati. Anzi. Ma - sottolinea la Cgil - «ci deve essere anche un impegno del governo». Dice il segretario confederale Elena Lattuada: «Nei contratti si può ragionare di produttività. Ma bisogna anche mettere in campo delle risorse economiche».
Il leader Uil, Luigi Angeletti, è ancora più esplicito: «Da soli più di tanto non possiamo fare. Le parti sociali hanno già fatto molte cose, modificando i modelli contrattuali e rilanciando la contrattazione di secondo livello». Ora servirebbe «un tavolo a tre», ma - aggiunge - «temiamo che la posizione di Passera non rappresenti la maggioranza all’interno del governo». Angeletti poi ricorda che il governo sulla questione competitività «non ha molto assecondato gli sforzi delle parti sociali. Non lo ha fatto riducendo le deduzioni fiscali legate all’aumento di produttività. Ha alzato le tasse sul lavoro invece che diminuirle».
Anche in casa Cisl prevale lo scetticismo. «Monti ha detto che ce la faremo, non capisco su quali basi» osserva il numero uno Raffaele Bonanni. Il quale comunque apprezza l’invito di Passera alle parti sociali a lavorare per una maggiore produttività e coglie «una volontà da parte del governo nell’indicare la strada per un patto forte». Che abbia come pilastri «la coesione» e «la concertazione».
Lapidario il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella: «All’ottimismo del presidente Monti e del ministro Passera dovrebbero seguire risposte concrete alle difficoltà del momento. Ad oggi l’unica certezza è la vulnerabilità del mondo del lavoro».

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