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Pescara, 28/03/2026
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Data: 22/08/2012
Testata giornalistica: Il Centro
L'Abruzzo dei biglietti omaggio

C’é qualcuno che ha voglia di spiegare ai consiglieri comunali di Pescara che rivendicano come un diritto quello di entrare allo stadio senza pagare che la gente lì fuori non gradisce? C’è qualcuno che pensa che serva ancora a qualcosa? La storia della rivendicazione dei biglietti e degli abbonamenti omaggio per le partite del Pescara è il sintomo di una classe dirigente (si fa per dire) che sembra aver perso definitivamente il filo che dovrebbe legarla ancora al buon senso e al sentire comune delle persone qualunque. Di quelli, insomma, che, di questi tempi, guardano svanire, uno dopo l’altro, privilegi minimi e aspettative di benessere e, con essi, ogni residuo rispetto verso chi dovrebbe gestire la cosa pubblica, accomunando nel giudizio negativo buoni e cattivi, chi si ostina a cercare di fare il suo dovere con un minimo di senso civico con chi confonde il potere (anche le sue briciole) con il privilegio. In questo distacco dalla vita agra degli abruzzesi e degli italiani non tutelati nell’Anno primo dell’era della vera crisi, i consiglieri-tifosi del Pescara sono in buona compagnia. Con loro ci sono anche quei vigili di Sulmona che si rifiutano di portare il gonfalone della città alla giostra cavalleresca; e anche la giunta e il sindaco di una città ferita a morte come L’Aquila che si aumentano, seppure di poco, lo stipendio. Sono, queste storie, come tante piccole epifanie che raccontano di un ceto pubblico che pare aver smarrito anche l’istinto di sopravvivenza; di persone che non abbiano più nemmeno tanta voglia di stare lì a pensare al loro futuro consapevoli come sono, forse, di scivolare via lungo il sentiero della loro irrilevanza storica.

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