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Pescara, 15/06/2026
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Data: 28/08/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Province e tagli - Patto Brucchi-Di Primio contro Pescara. Nuove Province: nasce un asse tra Teramo e Chieti per salvare i due capoluoghi, oggi la proposta all’Aquila. La polemica del consigliere Montebello

TERAMO Nasce l'asse Teramo-Chieti sul riordino delle province. La proposta del sindaco Maurizio Brucchi, che punta sulla conferma di tre capoluoghi con la trasformazione di Pescara in città metropolitana, convince il primo cittadino teatino Umberto Di Primio. L'ipotesi, messa a punto nel corso della riunione nella sala polifuinzionale di via Comi a cui hanno partecipato amministratori e parlamentari teramani, trova un valido alleato lungo il percorso che potrebbe farla diventare l'alternativa alla soluzione prospettata dal governo per la quale Teramo verrebbe accorpata a l'Aquila e Pescara a Chieti. L'ASSE. Di Primio condivide la linea indicata da Brucchi per due ordini di motivi. «A livello generale, filosofico», osserva il primo cittadino di Chieti, «l'Abruzzo dovrebbe avere una sola provincia per ottenere una vera razionalizzazione e perseguire l'obiettivo della spending review». La situazione politica, oltre che la scelta del governo, impone ulteriori riflessioni. «L'Aquila non può essere indebolita», spiega Di Primio, «e Chieti è l'unica ad avere tutti i parametri richiesti per il mantenimento della provincia». La proposta di Brucchi estende la tutela a Teramo, che dovrebbe acquisire Penne e i centri vicini per rientrare nei limiti governativi, e Pescara, a cui resterebbe il ruolo città metropolitana con l'annessione di Francavilla. «E' un'idea suggestiva», spiega, «e risulta sostenibile se c'è l'adesione dei comuni vestini al passaggio che consentirebbe all'area teramana di avere i parametri per il mantenimento del capoluogo». LA RIUNIONE. Il primo banco di prova per la tenuta dell'asse sarà il consiglio delle autonomie locali, che raggruppa i rappresentanti delle istituzioni abruzzesi incaricati di formulare soluzioni alternative di riassetto da sottoporre al governo. L'organismo, che si riunirà oggi all'Aquila, deve concludere il proprio lavoro entro il 2 ottobre, data in cui la Regione deve consegnare a Roma eventuali controproposte. Brucchi potrà contare sull'appoggio del collega Di Primio per far passare la sua idea, ma sul tavolo del confronto saranno messe altre ipotesi di riorganizzazione. Da valutare ci sarà anche quella prospettata dal senatore del Pdl Andrea Pastore, che vede l'Abruzzo diviso in due: la zona interna da una parte e l'area costiera dall'altra. IL TOUR. Per dare concretezza alla propria proposta Brucchi non può prescindere dal consenso dei comuni vestini ad aggregarsi a Teramo. Il sindaco ha inviato una lettera ai primi cittadini di quell'area, illustrando la sua idea e chiedendo un incontro. «Voglio spiegare bene il progetto», afferma, «il giorno della decisione finale sul riassetto delle province resterà nella storia: giochiamo la partita della vita e per questo non delego nessuno, vado avanti». Tra il 10 e il 16 settembre Brucchi terrà il suo tour nell'area vestina per incontrare i sindaci e raccogliere adesioni alla proposta di ampliare la provincia di Teramo. Il sostegno fornito da Di Primo è un punto di partenza fondamentale. «E' un passaggio importantissimo», spiega il sindaco, «e mi fa piacere che questa sia considerata la strada più percorribile». IL CONSIGLIERE. Secondo il consigliere comunale del Pd Gianguido D'Alberto, però, il consiglio delle autonomie locali dovrebbe mirare subito a un obiettivo diverso. «Deve chiedere alla Regione», osserva, «d'impugnare la legge per incostuzionalità». Per il rappresentante dell'opposizione questo è l'aspetto più attaccabile della legge di riordino delle province e va fatto valere entro i termini previsti per la presentazione del ricorso alla corte Costituzionale.

La polemica del consigliere Montebello

TERAMO «Il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro sulle province parla molto ed ascolta poco»: così il consigliere provinciale Flaviano Montebello definisce l'intervento del primo cittadino giuliese in merito al riordino delle province voluto dal governo. «Mastromauro aveva sostenuto la necessità che la provincia di Teramo fosse fusa con quella di Pescara: una posizione in contrasto con quella della quasi totalità dei sindaci ed esponenti politici teramani, che auspicano come la provincia mantenga la propria autonomia. Sull'argomento Provincia non posso rinunciare ad individuare nel comportamento del sindaco Mastromauro un atteggiamento solo mediatico e non democratico, ormai in essere da diverso tempo», sostiene Montebello, accusando Mastromauro di non aver consultato il proprio consiglio comunale ed i 4 consiglieri provinciali eletti proprio a Giulianova. «La mia posizione sull’argomento è sempre stata favorevole all’abolizione di tutte le amministrazioni provinciali», risponde Mastromauro. «La proposta Brucchi è puramente demagogica dal momento che non è attuabile. Non è possibile, infatti, annettere comuni del pescarese alla Provincia di Teramo poiché il riordino delle province deve essere effettuato nel rispetto dei requisiti minimi determinati sulla base dei dati di dimensione territoriale e di popolazione», sottolinea Mastromauro. «Inoltre, Pescara non è mai stata nell’elenco delle città che potrebbero costituirsi in metropolitane qualora le rispettive province venissero soppresse».

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