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Pescara, 15/06/2026
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Data: 28/08/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Piano di ricostruzione Da Chiodi segnali di pace. Il commissario si dice pronto a dare l’intesa a quello dell’Aquila entro il 31 agosto Un gesto simbolico con pochi effetti pratici ma che chiude due anni di scontri

L’AQUILA Per oltre due anni si è discusso, strillato, litigato sulla necessità di fare il piano di ricostruzione dell’Aquila e delle sue frazioni . Chiodi e Cialente sono arrivati ai ferri corti e hanno rischiato di rovinare un’amicizia che li legava da ben prima del sisma dell’Aquila. Alla fine, nel gennaio di quest’anno il Comune dell’Aquila ha deciso di fare il piano pur restando sulle sue posizioni (che cioè non serviva). Chiodi e il suo braccio destro, l’architetto Gaetano Fontana (capo della struttura tecnica di missione) quando lo hanno visto lo hanno giudicato, per usare un eufemismo «fatto male». Poi è arrivato il ministro Barca che ha capito che uno dei problemi che aveva bloccato per due anni la rinascita era proprio quel piano di ricostruzione che Chiodi voleva simile a un piano urbanistico (capace di imporre scelte e vincoli guardando anche a una programmazione territoriale più vasta) mentre Cialente lo ha inteso come una sorta di piano strategico (quindi semi-accademico) che anticipasse in parte il piano strategico, vero, che è in corso di elaborazione. La necessità di fare i piani di ricostruzione nasceva da un emendamento alla legge del giugno del 2009 (che convertì il decreto del governo Berlusconi del 28 aprile 2009). Su che cosa fosse questo piano di ricostruzione si è discusso per mesi con dotte disquisizioni di esperti vari. La Legge Barca – approvata un mese e mezzo fa – svuota di significato i piani di ricostruzione e ne fa strumenti strategici (accademia appunto) dandogli valenza urbanistica solo se c’è un successivo “accordo”, caso per caso, anche con la Provincia. Ieri il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione (fino al 31 agosto) Gianni Chiodi ha fatto sapere che è pronto a dare l’intesa al piano di ricostruzione dell’Aquila (come ha già fatto per alcuni Comuni del cratere). Intesa possibile, dice Chiodi perché il Comune ha fatto le modifiche richieste. Tali modifiche gravitano su alcune maggiorazioni di costo che il Comune aveva inserito nel suo piano. Per esempio ce ne era una in base alla quale nei centri storici l’indennizzo o, dove previsto, il contributo, andava aumentato del 38 per cento per la logistica (il posizionamento dei cantieri). Questo aumento è stato tolto mentre è stata conservata la maggiorazione laddove si riscontri una elevata accelerazione del terreno (che è poi quella che “potenzia” di parecchio l’effetto del sisma). Andrà rivista anche la maggiorazione che era stata ipotizzata per la cosiddetta “valenza paesaggistica” che era equiparata ai vincoli storico-urbanistici o a particolari pregi dell’edificio. L’intesa, che sarà firmata entro il 31 agosto (salvo clamorosi ripensamenti), dal punto di vista pratico cambia poco. La decisione di Chiodi, caldeggiata dal ministro, chiude solo un periodo di scontri politici su una questione che oggi si rivela secondaria. Chiodi quindi ha voluto lanciare una sorta di segnale di pace a Cialente. Il piano un senso però ce l’ha laddove stabilisce per grosse linee quanto lo Stato dovrà spendere in prospettiva per L’Aquila e frazioni (circa 5 miliardi per il capoluogo e circa 2 per i paesi). La cifra dettagliata verrà fuori dai progetti che verranno presentati man mano ed esaminati, fino al 31 dicembre dalla filiera (almeno in teoria) e poi dagli uffici speciali. Secondo fonti comunali il piano comprende tutte le frazioni compresa Tempera. Non c’è invece Onna il cui piano (il primo realizzato) sarà esaminato a parte anche se dovrebbe avere l’intesa lo stesso entro il 31 agosto.

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