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Data: 29/08/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Intervista a Nichi Vendola - Il leader di Sel: «Monti il passato Casini? E’ solo simpatico»

Intervista al leader di Sel: bene Bersani, ricostruiamo il campo dei progressisti «Serve una sinistra che accetti la sfida del governo, non dei migliori perdenti»

ROMA «Bersani ha tradotto in forma più immediata un concetto politico: la ricostruzione del campo dei progressisti, delle forze di alternativa». Nichi Vendola è soddisfatto delle ultime mosse di Bersani. Prima il benservito al governo dal 2013 e la conferma che tra Vendola e Casini il Pd preferisce il primo. Significa che l’alleanza con il Pd è già in porto? «Lo considero un passaggio netto e importante. Per diversi motivi. Perchè definisce meglio gli attori della contesa politica, chiarisce il campo da gioco sul quale ingaggiare la battaglia politica e dove ci sono la destra e la sinistra. Concetti che evidentemente esistono e che la realtà ci rammenta che ci sono». A cosa si riferisce? «Emergono ora i danni provocati da decenni di egemonia della destra europea che ha portato il vecchio continente a un passo dal disfacimento». Destra e sinistra concetti che tornano in voga? «Non sono mai scomparsi dalla realtà, solo che qualcuno li considerava vecchi arnesi. Invece c’è un grande bisogno di sinistra. E l’Europa deve tornare a essere il luogo dove diritti umani, sociali e di libertà si amalgano e s’impastano come l’acqua con la farina che produce buon pane». Ma la sinistra italiana sembra condannata a un ruolo marginale... «No, se saprà capire e guardare la realtà che irrompe con i suoi promemoria e che valgono come e più di un’agenda di governo. Penso alla sentenza della corte europea sulla legge 40, una dolente denuncia della arretratezza di un paese che stenta a guadagnare il carisma della laicità. E alla protesta dei minatori sardi. Frammenti di realtà che ci impongono di cambiare pagina». Il lavoro deve tornare al centro? «Certamente, l’Italia è un Paese con poca libertà e impoverito da Monti. Dopo il lungo periodo berlusconiano serve ora una stagione di libertà, di lotta alla miseria e di investimenti a favore della scuola, della ricerca della tutela del patrimonio culturale». Dal Pd vi ha diviso, e duramente, il giudizio sul governo Monti. «Monti è stato vissuto dal Pd come parentesi necessaria e dolorosa per liberare l’Italia da quella fase demenziale del berlusconismo che aveva persino occultato la crisi. Il Paese stava andando a sbattere. Ma sulle scelte ci siamo divisi: quelle di Monti sono scelte in continuità con Berlusconi». Governo appoggiato dal Pd con il quale oggi lavorate per un’intesa. «Perché Monti è già il passato. Il futuro non è Monti come pensa invece Casini. Il prossimo governo dovrà fare cose diverse dall’attuale, sulla politica industriale, sull’ambientalizzazione dell’apparato economico, sulle politiche pubbliche per buona occupazione. In una parola, uscendo dall’egemonia liberista». Nel polo progressista di alternativa c’è spazio per la Federazione della sinistra? «Nessuno chiude la porta. Ma bisogna intendersi: il Paese ha bisogno di una sinistra che, con tutte le sue differenze, accetti la sfida del governo. Non voglio un’alleanza dei migliori perdenti. L’agenda del cambiamento è molto fitta». Polo progressista che dialogherà con Casini? «Non vogliamo alleanze che falsifichino il programma. Io non soffro di idiosincrasia personale e Casini mi è anche simpatico. Ma se la sua strategia è Monti dopo Monti e l’austerità, è antitetica non solo a noi ma, mi sembra, anche al Pd». Di Pietro è fuori dal centro sinistra? «Ieri è apparso già meno polemico, ha rilanciato anche la foto di Vasto e, persino, difeso Bersani dall’aggressione di Grillo. Il suo popolo è dentro il centrosinistra».

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