L’AQUILA Alfredo Rossini, il magistrato che ha guidato tutte le inchieste sui crolli in seguito al terremoto e quelle contro le infiltrazioni mafiose nell’Aquilano, è morto ieri mattina ucciso da un infarto mentre era in vacanza in Piemonte. Il magistrato romano, 72 anni, aveva da poco lasciato l’incarico di procuratore distrettuale antimafia per fine mandatato, ma aveva comunque scelto di restare per alcuni mesi negli uffici del capoluogo di regione in attesa del suo sucecssore che dovrebbe essere designato tra alcune settimane. Rossini negli ultimi mesi, anche a causa di una altra patologia di una certa gravità che comunque stava per superare, si era congedato con i suoi collaboratori, assicurando che nonostante la fine del mandato sarebbe rimasto all’Aquila ancora un poco. Egli si era insediato all’Aquila nel 2004, durante l’estate, dopo avere lavorato prima come sostituto della Repubblica di Roma trattando casi di un certo interesse tra i quali quello riguardante il suicidio del grande imitatore Alighiero Noschese, nel 1978; al termine delle indagini il magistrato escluse qualsiasi responsabilità di terzi in relazione all’arma adoperata in un ospedale romano dove Noschese era ricoverato. Poi ottenne l’incarico di procuratore capo a Rieti e lì le sue inchieste devono avere dato fastidio a qualcuno visto che fu oggetto di un attentato nel suo ufficio. Poi, nel 2004, arrivò alla guida della procura dittrettuale aquilana e inizialmente si distinse per alcune indagini per la tutela dell’ambiente valorizzando il ruolo del Corpo forestale. Il terremoto modificò non poco il ruolo della procura aquilana e Rossini, subito dopo il 6 aprile, profetizzò che il primo obiettivo sarebbe stato quello di bloccare l’arrivo della malavita organizzata. Rossini ha avuto il merito di saper superare l’emergenza e poi di riuscire ad ottenere dal ministero della giustizia un adeguamento dell’organico. Le inchieste sul terremoto hanno visto Rossini coordinare le indagini sul crolli in seguito al sisma. Egli ha poi incaricato il sostituto Fabio Picuti, di seguirle direttamente e sono stati aperti ben 200 filoni investigativi esclusivamente su questo tema. Il capo della procura si compiaceva del fatto che comunque entro il 2012 sarebbero uscite le prime sentenze, cosa probabile visto che ci sono degli importanti processi sui crolli in dirittura di arrivo. In un secondo momento Rossini ha dovuto fronteggiare una delle più grosse emergenze investigative riguardanti, appunto, il temuto sbarco di organizzazioni mafiose all’Aquila. «Tra breve» disse a fine 2009 «saremo impegnati a lottare contro gli appetiti dellel organizzaioni malavitose che saranno qui nel tentativo di spartirsi la torta dei soldi della ricostruzione». E,poi, in effetti, ci furono degli arresti a carico di soggetti in odore di ’ndrangheta: inoltre, sono state adottate molte misure interdittive a ditte di dubbia fama che avevano ottenuto degli appalti sostanziosi. Sotto la gestione di Rossini la procura aquilana ha poi aperto decine di fascicoli a carico di persone che hanno tentato di ottenere abitazioni antisismiche e Map senza averne diritto. Un fenomeno che agli investigatori è apparso molto più esteso di quanto si ipotizzasse. Ma per fare questo ci volevano più magistrati e Rossini riuscì a far aumentare il numero dei suoi collaboratori che ora sono sei e ai quali ha sempre dato massima autonomia. Parlando dell’Aquila, il compianto Pm, ha sempre avuto parole di stima dicendo che molte inchieste, in particolare quelle sui crolli, hanno avuto un buon esito anche grazie al contributo della gente. E in più di una occasione ha avuto modo di incontrare i parenti delle vittime del sisma cercando di confortarli. Va anche dato un altro merito a Rossini, ovvero quello di avere aperto un colloquio con la stampa che era assolutamente mancato negli ultimi dieci anni. Nel contempo ha sempre tenuto un comportamento basato sulla riservatezza non comparendo quasi mai nelle udienze dei processi più importanti come quello alla commissione Grandi rischi ma dando spazio ai suoi sostituti. Rossini, prima delle vacanze aveva detto ai suoi collaboratori (magistrati, polizia giudiziaria e amministativi) che sarebbe comunque rimasto all’Aquila, pur se a fine mandato e dunque senza potere essere operativo. Infatti era sua intenzione passare direttamente le consegne al suo successore che ufficialmente ancora non è stato designato ma manca poco. Infatti sta per essere nominato a procuratore antimafia dell’Aquila il dottor Fausto Cardella, gia procuratore a Terni e con un passato di magistrato antimafia in Sicilia. Al momento mancano due passaggi importanti ma poco più che formali: il via libera del Csm e del ministero della Giustizia. Cardella ha vinto un concorso al quale hanno partecipatto molti magistrati di rilevanza nazionale tra i quali anche Prestipino Giarritta. In attesa che ci sia la nomina ufficiale la procura della Repubblica è retta dal sostituto procuratore della Repubblica con più anzianità di servizio: il dottor Stefano Gallo.