CHIETI - Certo che la mossa bipartisan dei chietini è condivisa da tutti nell’ambito di un territorio che, numeri alla mano, rappresenta il volano dell’economia abruzzese, con il maggior numero di imprese attive ed una esportazione pari al 67% del totale regionale; che ospita i più grandi poli industriali dell’automotive e non solo; che può contare su realtà portuali di riferimento per il commercio marittimo come Ortona e Vasto ma anche importanti insediamenti culturali che vanno dall’università G. d’Annunzio ad un collaudato percorso internazionale del turismo religioso. Tuttavia, così ha ragionato il tavolo, la contiguità territoriale fra le realtà di Chieti e Pescara, forse unica in Italia, la necessità di dover garantire servizi omogenei ed organici nell’ottica del contenimento dei costi, la prospettiva nell’immediato futuro di una ulteriore integrazione urbanistica fra i due territori, inducono a valutare la possibilità di condividere con le Amministrazioni pescaresi l’ipotesi di una fusione finalizzata a costituire una sola Provincia ed a trovare un assetto che, per queste ragioni, preveda Chieti capoluogo di provincia con la presenza degli Uffici della Provincia e quelli decentrati dello Stato.
Sul riordino delle Province interviene anche Carlo Costantini convinto che vadano eliminate tutte. Così sostiene anche la Uil che boccia come la peggior soluzione l’unificazione di Pescara, Chieti e Teramo dal momento che isolerebbe L’Aquila. Negativa anche l’ipotesi di Pescara-Teramo mentre l’ipotesi più razionale è quella dell’accorpamento dell’Aquila e di Teramo da un lato e di Pescara e Chieti dall’altro, con correzioni ispirate alla storica bipartizione Abruzzo ulteriore e Abruzzo citeriore, per esempio assegnando alla nuova provincia Pescara-Chieti le aree montane di Pescasseroli e Rivisondoli: «In questo caso però la sede del capoluogo a Chieti - precisa il segretario regionale Roberto Campo - non è contemplata nel testo della spending review. E’ scritto chiaramente: la sede capoluogo è la città che ha più abitanti, quindi il problema non si pone».