CHIETI Preservare l’autonomia della Provincia di Chieti e lasciare alla città teatina lo status di capoluogo. Ma, al contempo, tentare di aprire un dialogo con la vicina Pescara per prospettare un’unione delle due Province che preveda, però, Chieti capoluogo. E’ quanto deciso a margine del summit convocato ieri mattina in Provincia dal presidente Enrico Di Giuseppantonio. Sono intervenuti, tra gli altri, i senatori Giovanni Legnini e Fabrizio Di Stefano, rispettivamente del Pd e del Pdl, i consiglieri regionali eletti in provincia di Chieti Antonio Menna (Udc), Emilio Nasuti (Fli), Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo), Franco Caramanico (Sel), Giuseppe Tagliente (Pdl) e Lucrezio Paolini (Idv) oltre ai sindaci componenti del Consiglio delle autonomie locali (Cal) Umberto Di Primio, primo cittadino di Chieti, il collega di Francavilla al Mare Antonio Luciani e Patrizia De Santis, sindaco di Castel Frentano. Si è parlato, ovviamente, del tema scottante del riordino delle Province che sta mandando in fibrillazione la politica locale divisa tra la volontà di salvaguardare gli interessi dei territori rappresentati e l’esigenza di non fare torti a nessuno in vista delle prossime elezioni regionali. Dove scenderanno in campo molti dei big della politica teatina. Che, comunque, sembra essere convenuta sul fatto che Chieti debba conservare la sua autonomia e il titolo di capoluogo che garantisce la presenza in città di numerosi uffici di Governo e a carattere provinciale. Strutture vitali per l’economia locale e per il peso specifico vantato da Chieti nel panorama nazionale. Non basta. La Provincia di Chieti è il volano dell’economia abruzzese con un’esportazione pari al 67% del totale regionale, ospita in Val di Sangro i più grandi poli industriali dell’automotive, può contare su realtà portuali strategiche per il commercio marittimo come Ortona e Vasto ed è sede dell’affollata università D’Annunzio. «Inoltre» precisa Di Giuseppantonio « la Provincia di Chieti è tra le 43 province italiane ad avere i requisiti, sia per estensione che per numero di abitanti, fissati dal decreto legge che impone il riordino degli enti provinciali. Il nostro obiettivo sarà mantenere l’autonomia di Chieti che deve preservare ad ogni costo lo status di capoluogo per non morire in quanto è stata, da sempre, la città degli uffici». Nel corso della riunione, però, è emersa la volontà di qualche politico di unirsi con la Provincia di Pescara nell’ottica del contenimento dei costi. A patto, comunque, che Chieti rimanga capoluogo di provincia con il mantenimento degli uffici provinciali e di quelli decentrati dello Stato. «Chieti e la sua Provincia» afferma il senatore Legnini « hanno i requisiti di legge e i titoli per mantenere Provincia e capoluogo ma bisogna aprire un negoziato con Pescara perché non si può eludere, in un passaggio storico come questo, un rapporto tra la vasta area Chieti-Pescara che valorizzi entrambe le città. Evitiamo che altri ci impongano una soluzione». Il senatore Di Stefano aggiunge. «In questo frangente si sta pensando troppo ai campanili e poco alle ricadute sociali della decisione da prendere. Una macroprovincia isolerebbe L’Aquila mentre va considerata l’ipotesi di una terza Provincia con la fusione di Teramo e Pescara. L’importante è preservare le identità dei territori«. La scelta finale spetterà al Cal che si riunirà il 7 e il 14 settembre. Il sindaco Di Primio sull’argomento è lapidario. «Chieti capoluogo garantisce tutta la Provincia fino a Vasto mentre in caso contrario ci sarebbero seri problemi».