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Pescara, 15/06/2026
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Data: 30/08/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente agli aquilani: uniti per rinascere. Gran folla alla chiusura della Porta Santa. Proteste per le multe alle auto in sosta: «Nessun rispetto per i disabili»

L’AQUILA «La verità non è qualcosa che noi ci costruiamo, ma è una luce che ci invade e s’impone. E noi non abbiamo alcun diritto di oscurarla. La verità s’impone da sola». Ha parlato di San Giovanni Battista, «così vicino a Papa Celestino V» nella ricerca della verità l’arcivescovo Giuseppe Molinari nella sua omelia di chiusura della Porta Santa. E chissà se, anche senza citarla, si riferiva alla verità sulla ricostruzione della città così tanto in ritardo. «Colpa degli aquilani divisi», ha detto più di una volta. L’ultima, il 23 agosto, all’accensione del tripode del Fuoco del Perdono. Ma ieri sera no. L’omelia di monsignor Molinari, a conclusione della 718ª Perdonanza celestiniana, non ha lasciato spazio a critiche. Questa è «la Perdonanza della conciliazione». Una parola invocata a gran voce il 28 agosto 2011 dall’ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri, Gianni Letta. Pare che, un anno dopo, quella concordia sia arrivata. Così, ieri la basilica di Santa Maria di Collemaggio era ancora una volta stracolma di gente, di istituzioni , forze dell’ordine e di volontari. Nonostante l’aria irrespirabile per il caldo. E mentre Molinari ricordava il martire Bonhoeffer e che «il silenzio di fronte al male è esso stesso male», i fedeli assiepati nella basilica, seduti o appoggiati alle colonne fasciate, sventolavano qualsiasi cosa avessero in mano: un ventaglio, un foglio, un fazzoletto. «Dobbiamo avere più coraggio nelle scelte», ha detto Molinari, citando come esempio San Giovanni e San Celestino. Seduti di fronte alle spoglie del Papa i tre protagonisti della Perdonanza: il Giovin Signore, la Dama della Croce e la Dama della Bolla, pronti ad affrontare il corteo al contrario, quello che riporta l’antica Bolla nel forziere della Guardia di Finanza a Coppito. La parola «conciliazione» è risuonata anche nel discorso di chiusura del sindaco Massimo Cialente. «Questa è la Perdonanza in cui abbiamo ritrovato noi stessi e ci siamo ritrovati tra di noi», ha detto, strappando un paio di applausi quando ha azzardato un annuncio: «Nel 2015 la Porta Santa si aprirà in una basilica ristrutturata», ha detto, ricordando il finanziamento da 20 milioni di euro circa che arriverà dal colosso petrolifero Eni. «Apriremo la Porta Santa e ci guarderemo indietro dicendoci: “Quanta strada abbiamo fatto”. Ma sta per cominciare l’anno più difficile, quello dell’avvio vero della ricostruzione pesante fuori dai centri storici, dobbiamo rimboccarci le maniche ricostruendo la nostra identità attorno ai simboli della Perdonanza e della Basilica». IL CORTEO. Chiusa la Porta Santa, il corteo di rientro è partito lentamente dal piazzale di Collemaggio ripercorrendo a ritroso la strada che aveva portato la Bolla fino al luogo scelto dal Papa del primo Giubileo della cristianità per essere incoronato pontefice. Alle 21,25 il corteo è arrivato in centro storico. LE MULTE. Unica nota stonata, ieri pomeriggio, è stata la sorpresa che si sono ritrovati, all’uscita dalla Perdonanza dei malati (che si è celebrata alle 15,30, in un clima di grande commozione e raccoglimento), alcuni fedeli, multati dalla polizia municipale per niente comprensiva nei confronti delle auto in sosta vietata dietro la Basilica. Molte delle quali sprovviste di contrassegno. «Portiamo con noi dei disabili», hanno spiegato al Centro alcuni lettori, «dove avremmo dovuto parcheggiare?».

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