PESCARA «Penso che a ottobre i lavori potrebbero iniziare, me lo auguro». È quasi ottimista il presidente della Regione Gianni Chiodi nel giorno di chiusura numero 200 del porto di Pescara. Dal ministero, spiega Chiodi, dicono che il bando per liberare i fondali del porto è pronto. Cosa prevede, però, neppure il presidente della Regione lo sa. Quello che sa è che lui ha dato l’ok a mettere i soldi – «Un prestito che faccio allo Stato e che mi devono restituire», chiarisce – per finanziare i lavori. E che non è prevista nessuna seconda vasca di colmata, né è in programma la realizzazione di una discarica pubblica, come chiesto dal Wwf, per risolvere il problema deposito fanghi una volta per tutte. Quanto poi al nuovo Piano regolatore portuale, Chiodi si tira completamente fuori: «Non lo conosco». Presidente, a fine luglio si era detto che il bando per il dragaggio sarebbe arrivato entro metà agosto. Agosto è finito, ma il bando non è stato pubblicato. «Ero pronto ad attaccare violentemente il governo per il ritardo, ma proprio in questi giorni mi è arrivata una mail dal sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta in cui mi si chiede di ribadire la disponibilità della Regione a utilizzare i fondi Fas per il dragaggio. Ho risposto che per noi va bene, basta che ce li restituiscano. Quelli per il dragaggio sono fondi che deve mettere lo Stato, sia chiaro, perché il porto di Pescara è statale. Io sto soltanto facendo un prestito allo Stato». Di che cifra si parla? «Non so quale sia la somma precisa. All’ultimo vertice a cui ho partecipato si è parlato di 10 milioni da dividere in tre, cioè Regione e ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, adesso però sembra che si parli di una cifra superiore, intorno ai 15 milioni di euro». E la Regione dove li prende? «Dai Fas, dove ci sono 10 milioni per il dragaggio dei porti regionali. Per questo noi anticipiamo, ma lo Stato deve poi restituire. Anche perché stiamo sottraendo fondi alle politiche di sviluppo abruzzesi». Ma quanti metri cubi di fanghi si dragheranno con questo bando approntato dal Governo? E quando partiranno i lavori? «Questi sono dettagli tecnici che io non conosco ma credo che parliamo di volumi che sfiorano i 150 mila metri cubi. Quanto ai tempi, io non sono in grado di dire quando inizierà il dragaggio perché ci sta pensando il Governo, ma credo che il bando verrà fatto a 15 o 30 giorni, quindi nel giro del mese di settembre si potrebbero terminare le procedure di assegnazione. Penso quindi che a ottobre potrebbero iniziare i lavori. Io me lo auguro». Dove andranno a finire i fanghi portati via dai fondali del porto di Pescara? «Degli aspetti tecnici si stanno occupando il ministero dell’Ambiente, il Provveditorato alle opere pubbliche, il ministero delle Infrastrutture, l’Arta e l’Ispra. Per quanto mi riguarda se dovessi scegliere farei una gara e direi a chi se la aggiudica che può sversare i fanghi dove vuole, anche fuori regione: non so se in Abruzzo c’è un impianto idoneo ad accogliere una tale quantità di materiali». Ma così il dragaggio costerà di più. «Amen. Vuol dire che il governo pagherà di più». Dove finiranno i fanghi non è questione secondaria, visto che la decisione di sversare in mare ha fatto bloccare il dragaggio precedente. «Quella è una vicenda che mi rammarica, perché anche i fondi per il precedente dragaggio erano regionali e sono stati bruciati. Tra l’altro a me non risulta che il Riesame abbia confermato il sequestro della draga. Ad ogni modo in tutta questa vicenda del porto io ho sempre pensato che qualcuno ci abbia guadagnato da quello che è accaduto: in una situazione così grave per una città io ho visto tutti tesi a mettere interdizioni, quasi non si rendessero conto della gravità della situazione. Per anni i fanghi sono andati a mare o nella vasca di colmata che, a quanto pare, non è a norma. Ora siamo tutti iperattivi. A un certo punto mi sono messo le mani nei capelli: sembrava la corsa dei tecnici a prevalere l’uno sull’altro». A proposito di tecnici, l’ingegner Paolo De Girolamo ha detto meno di un mese fa che l’idea della Regione era di realizzare una nuova vasca di colmata e che lui stesso era stato incaricato di progettarla. È così? «No, non è vero, per il semplice fatto che gli incarichi si danno per iscritto. Tra l’altro l’incarico non lo può dare la Regione. Di una seconda vasca di colmata si era parlato in precedenza ma poi si è visto che ci sarebbe voluto troppo tempo per realizzarla. Non escludo che qualche settore tecnico abbia dato incarico di realizzarla, anche perché la progettazione rientra nel nuovo piano regolatore, ma non è certo passata in giunta. Io non so cosa decideranno di fare le autorità portuali e il Comune, ma quell’ipotesi fu scartata». Il Wwf ha chiesto alla Regione di realizzare una discarica pubblica per risolvere una volta per tutte il problema dei fanghi. La farete? «Le Regioni non fanno discariche, quelle sono iniziativa dei consorzi o dei privati che poi devono farsi autorizzare». In città c’è anche un gran fermento per il nuovo piano regolatore del porto, che in tanti collegano al dragaggio. «Sul piano regolatore portuale non entro, non lo conosco. A noi tocca solo la gestione delle procedure, quello che mandano valutiamo».