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Data: 01/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Concorsone, precari contro il Comune

Lettera dei lavoratori a Cialente: con la delega al governo sulle procedure non si tiene conto di chi ha maturato esperienza sul campo, così si blocca tutto

L'AQUILA «Sul concorsone l'amministrazione ha accettato le scelte del governo». Questa la contestazione che i lavoratori precari rivolgono al sindaco Cialente e agli assessori, dopo che il ministro Barca ha annunciato la delibera di giunta del 24 agosto con cui si delega al governo la gestione della procedura. «Siamo tutti inseriti nei processi di ricostruzione o a essa collegati», scrivono i precari. «Siamo quelli che hanno messo le mani nella polvere e nelle macerie e poi hanno contribuito a creare le procedure necessarie allo svolgimento di attività amministrative non codificate, poiché riferibili a un evento eccezionale, unico nel contesto nazionale recente. Abbiamo messo la faccia, la nostra istruzione e professionalità a servizio di questo ente, con l'orgoglio e la presunzione di dare il nostro contributo per la rinascita». I precari ricordano la campagna elettorale, impostata sull'esperienza maturata e la conoscenza del territorio. «Notiamo, invece, con rammarico», aggiungono, «come la stessa preziosa esperienza da noi maturata sul campo, sembri improvvisamente non essere più utile a quest’amministrazione che non ha esitato a rendere la nostra posizione, già precaria, sempre più instabile, accettando le scelte del governo. Riteniamo che l'intenzione di bandire un concorso pubblico aperto anche a chi non ha alcuna esperienza specifica sia in antitesi non solo con le misure di risparmio della spesa pubblica e di semplificazione della pubblica amministrazione, ma anche con la necessità invocata dal ministro di creare una expertise per la gestione delle calamità. Questa scelta produrrà il blocco o comunque il rallentamento delle attività». Il presidente degli Architetti Gianlorenzo Conti ha scritto al ministro e al sindaco chiedendo di «non fare di tutta l'erba un fascio». «Architetti e ingegneri, nella fase di emergenza, hanno scelto la strada del servizio pubblico, piuttosto che quella libero-professionale che avrebbe consentito loro certezza lavorativa, seppur con tempi e modalità caratterizzati da incertezza reddituale. Qualora il governo ritenga opportuno tener conto di tali professionalità, ci dev’essere in primo luogo una certificazione dei dirigenti del settore che attesti se il lavoro svolto dai tecnici sia meritevole o meno di essere preso in considerazione. Occorre che qualcuno abbia il coraggio e l'obiettività di mettere in luce le capacità e l'impegno profuso dai soggetti che hanno operato. Dare la possibilità a questi giovani di proseguire il lavoro può restituire una serenità di vita, ma soprattutto consentire la permanenza di una microeconomia in una città che ha perso tutto, non solo le case, ma anche il vivere sociale».

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