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Pescara, 30/03/2026
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Data: 02/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Province e tagli - «Il capoluogo non si negozia» Altolà di Mascia a Chieti e Teramo. Il sindaco di Pescara si rifà al decreto: lo status spetta alla città più popolosa

La battaglia per la sopravvivenza delle province abruzzesi si fa sempre più incandescente. Il decreto sulla spending review del Governo impone l'accorpamento tra Province. Con ogni probabilità Pescara finirà con Chieti e Teramo con L'Aquila, anche se è sempre in ballo il progetto della provincia unica Adriatico-Appenninica, che riunirebbe tutti i comprensori della regione, ad eccezione di L'Aquila, in una sola provincia. La legge numero 135 del 7 agosto, al comma 4, specifica che «in esito al riordino, assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il Comune già capoluogo di provincia con maggiore popolazione residente». Il ruolo di capoluogo di provincia, una volta effettuati gli accorpamenti, spettano dunque a Pescara e L'Aquila, ovvero le città più popolose. I politici degli altri comprensori però non ci stanno. Nel Chietino si fa fronte comune contro l'ipotesi di finire sotto Pescara e, in barba alle delucidazioni ministeriali, si rivendica il diritto della città teatina a essere il capoluogo di un'eventuale provincia allargata. Negli ultimi giorni, inoltre, si è formato un asse tra Chieti e Teramo, per scongiurare qualsiasi ipotesi di accorpamento, attraverso un complesso meccanismo di acquisizioni e cessioni dei Comuni di confine, con la contestuale istituzione di Pescara Città metropolitana. Il sindaco della città adriatica, Luigi Albore Mascia, tiene a mettere in chiaro le cose. «Il presidente della provincia di Chieti intende negoziare con Pescara il mantenimento del capoluogo? E su quali basi? - si chiede Mascia -. Le norme stabiliscono che spetta a Pescara il ruolo di capoluogo ed io non sono disponibile a svendere la mia città né a Chieti né ad altri». Il primo cittadino pescarese non appare preoccupato dalle alchimie politiche avviate da alcuni amministratori abruzzesi, e invita tutti alla calma e alla ragionevolezza. «Basta con il vetero-campanilismo che arriva da alcuni settori del Chietino e del Teramano - dice Mascia -. Non sono un bello spettacolo certe ipotesi irricevibili e disperate, gli abboccamenti con i Comuni del Pescarese per ampliare la propria superficie provinciale o i ricorsi alla Corte Costituzionale per bloccare il riordino dei territori». Il sindaco di Pescara fa sapere che «la città non lancia sfide a nessuno, ma è consapevole della propria forza sociale ed economica, delle proprie capacità e del suo ruolo di motore della regione». E rassicura gli interlocutori delle località limitrofe. «Mi auguro che venga accolto il progetto che tra un paio di giorni presenterò al Consiglio delle autonomie locali, per dare vita a una provincia unica che includa Pescara, Chieti e Teramo - conclude Mascia -. Pescara, naturalmente, ne sarà il capoluogo, ma Chieti e Teramo devono stare tranquille, perché manterremo uffici e distaccamenti anche in quei centri, non essendo possibile costringere i cittadini a fare 100 chilometri per una pratica».

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