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Pescara, 30/03/2026
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Data: 03/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intervista a Angelino Alfano - «Monti può prendere impegni anche per chi verrà dopo». Il Segretario Pdl: non governeremo mai con chi va dietro alla Cgil

ROMA Segretario Alfano anche lei pensa che dietro l’attacco al Quirinale ci siano menti raffinatissime, come sostiene il procuratore antimafia Piero Grasso?
«Non credo. Vedo solo uno sgangherato e grossolano attacco al presidente della Repubblica che finisce col togliere credibilità a chi lo sferra. E comunque noi difendiamo l’istituzione e l’uomo che l’ha ben incarnata in questi anni».
Il Pd si è schierato a difesa del Capo dello Stato contestando anche i metodi dei pm. Sorpreso?
«No, perché il doppiopesismo è sempre stato il metodo della sinistra italiana, che ha regolato il proprio rapporto con la magistratura in base ai destinatari degli interventi della magistratura stessa».
Anche lei pensa che il Pd non si sia comportato allo stesso modo quando Berlusconi subì, più o meno, lo stesso trattamento?
«La sinistra si muove con due pesi e due misure. Noi siamo stati contro questo metodo quando ha riguardato Silvio Berlusconi e lo siamo adesso che ad esserne vittima è il presidente della Repubblica. Allora come oggi siamo sempre dalla stessa parte. La parte della civiltà del diritto e delle regole».
Tutto ciò non rischia di bloccare ancora la legge sulle intercettazioni?
«Per bloccare questa legge ogni argomento è buono perché lo status quo va bene ai pm, ai giornalisti e ai loro editori. E’ per questo che è la legge più difficile da fare: perché tiene insieme tre corporazioni ciascuna di una potenza straordinaria la cui somma esprime una forza che è difficile superare. Questo non significa che non si possa fare, e se il governo tecnico avrà la forza di andare avanti, come è da intese, noi ci siamo».
Si può approvare il ddl anticorruzione senza o dopo il ddl intercettazioni?
«Il ddl anticorruzione, la responsabilità civile dei magistrati e il ddl intercettazioni se approvati tutti e tre, come è previsto negli accordi tra le forze politiche, rappresenterebbero uno straordinario rush finale riformatore. Noi siamo per l’approvazione di tutte e tre le materie. Siamo pronti a ragionare delle proposte, ma dobbiamo andare avanti insieme su tutte e tre le questioni».Lei ha incontrato di recente Berlusconi in Sardegna, le ha detto se ha deciso di candidarsi?
«Ho insistito ulteriormente a nome anche di tantissimi che vogliono che il presidente Berlusconi si ricandidi. E’ naturale che sulla scelta pesano anche la fatica di questi anni e il livello di pressione e di polemiche che gli sono state sempre riversate addosso. Speriamo che queste su queste fatiche prevalgano il suo amore per l’Italia e il senso di responsabilità nei confronti del partito che ha fondato».
Dipenderà anche dalla legge elettorale?
«Una nuova legge elettorale non la vogliamo per decidere chi candidare, ma per esprimere una volontà di cambiamento e per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari e lavoriamo per arrivarci in tempo per le prossime elezioni».
L’accordo sulla legge elettorale ancora non c’è. Rischiamo di tornare al Porcellum?
«Noi speriamo di trovare un’intesa in tempi rapidissimi e pensiamo anche che su alcune questioni, come il consistente premio da attribuire al primo partito, si possa trovare un accordo. Sulla scelta degli eletti ci si scontra ancora tra collegi e preferenze, ma sono convinto si possa trovare un accordo tra un ampio schieramento di forze politiche».
Prodi ieri sul Messaggero notava l’assurdità del listino nel quale si metterebbe al sicuro l’elezione di leader e quadri di partito a rischio. Non le sembra assurdo che tra listino e premio di maggioranza si pensi di lasciare agli elettori la scelta di solo la metà dei parlamentari?
«Una piccola porzione di eletti su lista bloccata c’era già con il Mattarellum e quella legge nel 1996 portò Prodi a palazzo Chigi senza indignazioni. Ciò che ha creato una giusta reazione popolare è stato che quella quota è poi diventata totale. E’ per questo che vogliamo cambiare la legge».
Il Pdl ha lavorato sempre per stringere alleanze, invece ora rischiate di andare al voto da soli. Con la Lega rapporti chiusi?
«Nell’impianto della nuova legge elettorale potrebbe emergere una competizione che non è più tra le coalizioni, ma tra i partiti, e quindi il tema delle alleanze si pone in forma attenuata. Non più coalizioni dove si mette tutto dentro ma partiti che, come accade in Spagna, in Francia e Germania, si confrontano e dove il partito che vince esprime il premier. Comunque con la Lega governiamo in tante regioni».E con l’Udc di Casini?
«Casini ha fatto nella sostanza una scelta che lo porta a sinistra, come dimostra la vicenda siciliana. Delle forme si può discutere, ma la sostanza è questa. Sapevamo che non sarebbe stato accolto da applausi perché l’alleanza con Vendola è assolutamente preferenziale per il Pd di Bersani».
Non pensa che per realizzare un centro unito servano meno gelosie e protagonismi?
«Non si tratta di rivalità. Noi abbiamo sempre avuto lo scopo di riunire i moderati, ma è contrario alla logica della democrazia chiederci, per comporre l’alleanza, l’accantonamento di chi (Berlusconi ndr) nel fronte moderato è il portatore di maggior consenso».
Lei esclude di candidarsi a premier se Berlusconi dovesse fare un passo indietro?
«Siamo tutti noi a chiedere a Berlusconi di ricandidarsi e confidiamo possa presto sciogliere positivamente questa riserva».
Sarebbe d’accordo ad inserire il limite delle tre legislature?
«Noi non abbiamo questo problema perché Forza Italia è nata nel ’94 e abbiamo donne e uomini che anche al terzo o quarto mandato possono dare ancora un grande contributo. Così come c’è chi anche al primo può aver deluso. Non ne farei una questione anagrafica, ma di merito. I migliori e quelli che hanno consenso hanno diritto a continuare».
Il Pdl ricandiderà tutti gli uscenti?
«Faremo una saggia e ragionata operazione di innesto di nuova linfa e di conferma di tutti coloro i quali, nei gruppi parlamentari, hanno dato prova di serietà».
L’incarico di formare il prossimo governo lo darà l’attuale o il futuro presidente della Repubblica?
«Secondo il calendario istituzionale lo darà l’attuale presidente della Repubblica. Il successivo troverà già il nuovo governo insediato. E sia chiaro che noi rilanceremo presto l’elezione diretta del presidente della Repubblica, secondo il testo già approvato al Senato».
Teme un autunno caldo?
«Siamo alla vigilia di un autunno di montagne russe ma non solo per noi ma per l’Europa tutta. Noi abbiamo presentato un nostro contributo teso alla riduzione del nostro debito pubblico con una quota di patrimonio pubblico che non va venduto o svenduto, ma valorizzato. L’obiettivo è far calare lo spread e permettere la riduzione delle tasse che è l’unico modo per far ripartire la fiducia e i consumi.
Il Pdl ha qualche proposta per rivitalizzare la crescita?
«Vorrei far notare che negli ultimi giorni prima il ministro Fornero e ieri il segretario della Cisl Bonanni hanno chiesto la riduzione delle tasse. Invece noi solo poche settimane fa siamo stati definiti dei demagoghi o dei sognatori proprio per aver spiegato che il nostro piano di riduzione del debito pubblico serve proprio a ridurre il peso fiscale. Adesso che lo dice Bonanni e persino la Fornero, che dice la sinistra?».
È probabile che dopo la Spagna sia l’Italia a dover chiedere aiuto al fondo anti-spread assumendo nuovi impegni riformatori. Il governo Monti ha la forza per firmare il memorandum?
«Noi dobbiamo cercare di farcela da soli. Comunque sia, i mercati chiedono stabilità per il futuro e pensiamo che il governo possa assumere impegni anche per chi verrà dopo Monti».
Lei è d’accordo con chi propone di lasciare Monti a palazzo Chigi se il risultato elettorale non permettesse una larga maggioranza?«Noi gareggiamo per vincere e pensiamo che il tema non sia quello del pareggio ma del successo di una parte su un’altra. Questo deve avvenire in termini trasparenti e se qualcuno pensa di fare il gioco delle tre carte separando i leader del centro e della sinistra prima del voto per poi riunirli dopo il voto prende in giro gli elettori. Agli italiani va detto chiaramente tutto prima del voto».
Ovvero che siete pronti a governare solo con le forze che appoggeranno l’agenda Monti?
«Si deve dire con chiarezza che a sinistra c’è chi accetta un’alleanza dove il peso decisivo sulle questioni economiche ce l’hanno la Cgil e le posizioni più massimaliste della sinistra antimercato e antimpresa. Noi, per esempio, abbiamo corretto la parte meno accettabile della riforma del mercato del lavoro imposta dalla Cgil e per certi versi ci siamo riusciti. Molte norme sono però rimaste rigide e molti contratti rischiano di non essere rinnovati proprio nel momento in cui esplode la disoccupazione giovanile. Senza di noi, quelle norme sarebbero state peggiori e avrebbero ancor più ingessato il mercato del lavoro»
Quindi niente larga coalizione?
«Non contempliamo l’ipotesi del pareggio e io auspico e sono convinto che alla fine vinceremo noi con Silvio Berlusconi».

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