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Data: 03/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sempre meno giovani occupati ma gli anziani restano al lavoro

Cercano un posto quasi un milione e mezzo di under 35

ROMA I giovani che vanno a fondo. E i lavoratori più maturi che volenti o nolenti si ritrovano a proseguire la propria attività, magari più di quanto avrebbero previsto. I dati Istat sull’andamento dell’occupazione descrivono un clima da potenziale scontro generazionale. Anche se lo scarso dinamismo delle classi più anziane, insieme proprio ai bassi tassi di occupazione di giovani e donne, è storicamente una delle anomalie del nostro mercato del lavoro.
È noto che le nuove leve fanno maggiore fatica a trovare un posto e a conservarlo quando lo catturano. Ma i nuovi numeri diffusi dall’istituto di statistica guidato da Enrico Giovannini fanno una certa impressione. Nel secondo trimestre 2012 gli occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi un milione e mezzo di unità (1.457.000) rispetto allo stesso periodo del 2007, passando da 7.333.000 a 5.876.000, con un crollo del 19,9%. E solo nell'ultimo anno la riduzione è stata di 230.000 unità.
Il crollo dell’occupazione giovanile ha avuto una drammatica accelerazione nel secondo trimestre del 2012, considerando che tra aprile e giugno 2011 gli occupati tra i 15 e i 34 anni erano ancora più di sei milioni (6.106.000). Ancora più basso, ovviamente, il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni che si posiziona al 71,4%, in discesa dal 73,8% del secondo trimestre 2011. Una calo (per il 20%) spiegato dalla contrazione di quanti indicano lo studio (o la formazione professionale) come principale ragione della mancata partecipazione al mercato del lavoro.
All’emorragia di posti per giovani e giovanissimi fa da contraltare la situazione favorevole delle fasce di età più avanzate. Tra il secondo trimestre del 2007 e lo stesso periodo del 2012, nella classe d'età tra i 55 e i 64 anni, i posti di lavoro sono aumentati del 26% Nel dettaglio, gli occupati più adulti (55-64 anni) sono saliti di 626 mila unità, passando da 2.403.000 del 2007 a 3.029.000 del 2012. E nel giro di un solo anno, dal secondo trimestre del 2011 allo stesso periodo del 2012, il rialzo è stato di 226.000 unità (+8%). Un balzo in avanti che si spiega, in buona parte, con le recenti riforme previdenziali che hanno allungato l’età pensionabile. E probabilmente anche con la necessità di padri e madri di restare più a lungo sul posto di lavoro proprio per compensare le difficoltà dei propri figli. Così, a livello generale, sono proprio gli under 35 quelli più affamati di lavoro. Lo cercano infatti 1 milione e 386 mila giovani, ovvero oltre la metà del totale dei disoccupati italiani (51,2%). Un dato inevitabile, tenuto conto del fatto che sopra i 35 anni, il tasso di disoccupazione non supera il 7% ed è dunque 3 punti e mezzo più basso rispetto al dato generale, che ha ormai raggiunto il 10,5%. Una percentuale elevata che, in realtà, fotografa solo in parte la crisi perché non contempla gli scoraggiati, coloro che dichiarano di non essere alla ricerca di un lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo. Un esercito pari a 1 milione 664 mila persone, il dato più alto dall'inizio delle serie storiche dell'Istat partite nel 2004.
L’allarme lavoro per i giovani («una generazione perduta» aveva detto con parole gravi Mario Monti al meeting di Cl a Rimini a metà agosto) trova ancora eco nel mondo politico. Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina ha sottolineato che i dati Istat sulla disoccupazione giovanile «sono drammatici e confermano le nostre preoccupazioni». Per Fassina «serve una politica forte che ponga il lavoro e il suo rilancio al centro dell'agenda di un governo che, per ora, si è concentrato unicamente sul rigore».
La crisi del lavoro giovanile, peraltro, non è un problema solo italiano. Alcuni giorni fa Eurostat, dopo aver certificato che a luglio il tasso di disoccupazione nella Ue a 17 ha raggiunto il tasso dell'11,3% (25,2 milioni di cittadini europei senza un lavoro: record assoluto ), ha puntato il dito contro il «dramma» delle nuove generazioni. Infatti a luglio la disoccupazione giovanile è arrivata al 22,6% nell'eurozona e al 22,5% nell'Ue a 27, dove si contano rispettivamente 204mila e 182mila giovani disoccupati in più rispetto a giugno, per un totale di quasi 5 milioni e mezzo di persone, sotto i 25 anni, senza lavoro. E proprio all'emergenza lavoro nella Ue sarà dedicata la due giorni in programma giovedì e venerdì a Bruxelles. Nella capitale belga si svolgerà infatti la conferenza sulle politiche per l'occupazione organizzata dal commissario per le politiche sociali, Lazslo Andor con il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz e il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria.

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