Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/03/2026
Visitatore n. 752.741



Data: 04/09/2012
Testata giornalistica: Prima da Noi
La camorra in Abruzzo: sigilli ad una ditta di trasporto di San Salvo

SAN SALVO. Presunti legami con il clan camorristico dei Casalesi.

E’ la motivazione con cui il gip di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro di alcuni beni nel casertano e di una ditta di trasporti con sede legale a San Salvo.
Una notizia che ha risvegliato i dubbi di quanti, come Riccardo Alinovi portavoce Codici e Stefano Moretti dell’Osservatorio Antimafia, da tempo hanno parlato di cementificazione sospetta nel vastese, di migliaia di appartamenti invenduti e della provenienza occulta dei denari per costruirli.
I fatti sono andati così. Il gip di Santa Maria Capua Vetere ha emesso il 3 agosto scorso (la notizia è trapelata solo a fine agosto) un’ordinanza di sequestro per beni e quote societarie della ditta "L and T Logistica e Trasporti srl" con sede legale a San Salvo, a meno di venti chilometri da Termoli e Vasto.
L’azienda in questione, secondo il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, risulta essere collegata a Paolo Diana, detto Scarpone, già arrestato con l’accusa di avere rapporti con il gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi. Tra gli altri beni confiscati ci sono otto appartamenti a Castelvolturno riconducibili al figlio di Paolo Diana, Nicola che li avrebbe comprati appena ventenne.
Secondo gli inquirenti, la società di trasporti "L and T" intestata a persone vicine a Diana, tra cui Antonio Acconcia (fratello di Maria, moglie di Nicola Diana) sarebbe l’unica committente della Edil Trasporti, ditta riconducibile a Paolo Diana, già posta sotto sequestro lo scorso febbraio e che tramite il pagamento di fatture proprio alla L and T avrebbe sottratto circa 200 mila euro alla procedura di sequestro.

IL PERSONAGGIO, I MALAFFARI
Diana detto Scarpone, 59 anni, deve rispondere di associazione di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di valori. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato beni per il valore di circa 20 milioni di euro. Società, immobili, automezzi e rapporti finanziari in alcuni casi risultano intestati anche ai familiari dell'imprenditore.
Diana forniva attraverso la sua società autovetture di lusso e denaro agli affiliati del clan, assicurava loro appoggi logistici mettendo a disposizione le sue abitazioni.

«SIAMO IN MANO ALLA CRIMINALITA’»
E’ il grido di allarme di Alinovi e Moretti. Sul territorio, hanno fatto notare i due, sono sempre più le operazioni di compravendita di terreni a vocazione agricola poi sottoposti a cambio di destinazione d’uso grazie ai piani regolatori.
Senza parlare degli episodi di violenza che si consumano sul territorio come testimonia il recente omicidio di Albina Paganelli colpita con 14 pugnalate la notte del 14 agosto scorso in pieno centro storico a San Salvo.
Alinovi e Moretti hanno chiesto quindi al Procuratore capo Francesco Prete un’indagine approfondita sulle costruzioni sul territorio. Hanno ricordato che nel corso degli anni a Vasto «c’è stato un passaggio strano di rifiuti», hanno chiesto di approfondire certi argomenti che potrebbero interessare anche il Civeta (Consorzio intercomunale del vastese) come segnalato e denunciato alla distrettuale antimafia.
«Chiediamo al Prefetto di accelerare sul potenziamento degli organici in dotazione alle forze dell’ordine», hanno detto, «e di aiutare il povero vice questore Ciammaichella che da solo e con pochi uomini sembra come il generale Custer assediato a forte apache. Ci rivolgiamo al Ministro della Giustizia pregandolo di evitare la chiusura del tribunale nella nostra città perché un’operazione del genere arrecherebbe il colpo di grazia al nostro territorio già flagellato dall’incapacità politica degli amministratori, dalla delinquenza e dal negazionismo dei politici che continuano a sostenere che il vastese è un’isola felice».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it