Riordino delle province. «Quella di Chieti non si tocca. Deve rimanere tale e inalterata e quindi deve conservare la sua piena configurazione territoriale, giuridica, culturale e socio-economica». Così ha sentenziato il consiglio comunale con un ordine del giorno che impegna il sindaco Umberto Di Primio ad affermare e difendere questa volontà, sia nel Cal (consiglio delle autonomie locali) di cui è componente, sia in tutte le altre sedi «ove lo riterrà opportuno».
La massima istituzione cittadina si è espressa all’unanimità: 38 voti su 38 presenti, favorevoli affinché la provincia non subisca menomazioni e scippi, ma resti tale con il suo capoluogo. La seduta consiliare di ieri ha visto la partecipazione, la presenza e il sostegno in aula del presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, del parlamentare Lanfranco Tenaglia, del capogruppo del Pd alla regione Camillo D'Alessandro, degli assessori regionali Mauro Febbo, Federica Carpineta, del consigliere regionale Rocco Caramanico. Nel dibattito sull'odg proposto da Emiliano Vitale (Pdl) e sottoscritto dai gruppi consiliari, sono intervenuti il presidente dell'assemblea Michetti, il sindaco Di Primio, i senatori Di Stefano e Legnini, il presidente Di Giuseppantonio, l'assessore Febbo, i capigruppo Di Gregorio, Bucci, il consigliere Di Felice.
Anche un folto gruppo di tifosi ha seguito i lavori, a difesa del capoluogo. La provincia di Chieti ha i requisiti per restare autonoma. E Chieti città? È l'ora di «dire basta agli scippi che ha subito nel corso della storia repubblicana. La città non può morire», è stato scandito. E si lavori per la nascita di una nuova, terza provincia formata da Pescara e Teramo.