PESCARA L'Abruzzo si appresta a cambiare volto, ma non è ancora chiaro quali sembianze assumerà nel futuro. Entro il 2 ottobre l'ipotesi di riordino delle Province dovrà approdare sui tavoli della Regione. L'elaborazione compete al Consiglio delle autonomie locali, ma l'ultima parola spetta a Roma. Sul piatto non c'è ancora una proposta univoca, e sulla legittimità costituzionale del provvedimento pendono diversi dubbi. Il Cal potrebbe sollecitare la Regione a impugnare il decreto. «In base all'articolo 133 della Costituzione, la modifica delle circoscrizioni provinciali avviene su iniziativa dei Comuni interessati, sentito il parere della Regione - spiega Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale all'Università di Teramo - Solo dopo questi passaggi il Governo può emanare la legge, mentre in questo caso il procedimento risulta ribaltato, e se Cal e Regioni non presentassero alcuna proposta, il Governo deciderebbe ugualmente». Il costituzionalista ci aiuta a fare chiarezza sulle cinque ipotesi.
1 PESCARA-CHIETI E TERAMO-L'AQUILA È il progetto più accreditato, che prevede la fusione di Chieti con Pescara, e di L'Aquila con Teramo. I capoluoghi sarebbero Pescara, che è il centro più popolato, e L'Aquila, che è già capoluogo di Regione. «È la soluzione più in linea con la ratio del provvedimento, che mira a ridurre il numero delle province, salvaguardando un certo equilibrio territoriale», dice Di Salvatore, che tuttavia mette in luce alcune ambiguità giuridiche. «La legge del Parlamento cancellava alcune province, senza contemplare accorpamenti che coinvolgessero i comprensori in linea con i requisiti demografici e territoriali, come Chieti e L'Aquila - osserva l'esperto - La delibera del Consiglio dei ministri, invece, ha introdotto il concetto di riordino, dando il via libera a ipotesi di fusione».
2 PESCARA-CHIETI E TERAMO-L'AQUILA
L'AQUILA E CHIETI CAPOLUOGHI Il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, guida l'ampio fronte teatino che sostiene la fusione tra Pescara e Chieti, a condizione che Chieti resti capoluogo. L'obbiettivo andrebbe perseguito attraverso un negoziato tra i due Comuni, che dovrebbero sancire un accordo su base volontaria. «La legge numero 135, al comma 4, rende esplicito che lo status di capoluogo delle province accorpate spetta al comune con la maggiore popolazione residente - rimarca Di Salvatore -. Ma da una parte la legge specifica "salvo diverso accordo tra i comuni", aprendo all'ipotesi di un negoziato, dall'altro la delibera del Governo sopprime la possibilità di trovare un'intesa". Anche in questo caso si addensano ombre interpretative: "Personalmente ritengo che il negoziato sia possibile, perché tra una delibera, che è un atto amministrativo, e una legge, che è un atto normativo, prevale sempre la seconda».
3 PROVINCIA ADRIATICA E L'AQUILA -PESCARA E L'AQUILA CAPOLUOGHI Il sindaco e il presidente della Provincia di Pescara, Luigi Albore Mascia e Guerino Testa, e il senatore Andrea Pastore, propongono la provincia unica appenninico-adriatica, che accorperebbe le tre province con uno sbocco sul mare, senza incidere su L'Aquila. «Questa ipotesi di riordino è tecnicamente possibile - spiega il docente di diritto costituzionale - Le perplessità sono legate al merito, perché da una parte si avrebbe una maggiore omogeneità tra territori, ma dall'altra si creerebbe uno squilibrio, tra un comprensorio con un milione di abitanti e un altro con 300 mila residenti, che rischierebbe di rendere difficoltoso l'esercizio delle funzioni».
4 TRE PROVINCE E PESCARA CITTA' METROPOLITANA L'asse formato dai sindaci di Teramo, Maurizio Brucchi, e di Chieti, Umberto Di Primio, chiede di trasformare Pescara in Città metropolitana, attraverso l'annessione di Francavilla e la contestuale cessione di Penne alla Provincia di Teramo, che così centrerebbe i parametri necessari alla sua sopravvivenza. «È una proposta inattuabile - sottolinea Di Salvatore - innanzitutto perché le Città metropolitane vengono istituite con legge dello Stato, e non dai Comuni, poi perché ai fini del riordino fa testo la situazione territoriale in vigore fino al 20 luglio scorso, data di adozione della delibera governativa, e risulterebbe dunque ininfluente l'eventuale acquisizione di altri territori».
5 PESCARA E CHIETI INSIEME: UN NUOVO GRANDE COMUNE CAPOLUOGO Una proposta che porta la firma del consigliere regionale Emilio Nasuti: le province di Chieti e Pescara verrebbero accorpate, e lo status di capoluogo andrebbe a un nuovo grande Comune, frutto dell'unione tra Chieti, Pescara, Francavilla, Montesilvano, Spoltore e San Giovanni Teatino. «Una strada non percorribile, semplicemente perché non ci sono i tempi tecnici - rileva il costituzionalista - Sarebbero necessari prima un referendum consultivo e poi l'approvazione della legge da parte della Regione».