Proviamo a ragionare del riassetto delle province cercando di cogliere le opportunità che i provvedimenti di contenimento e riassetto della spesa decisi dal Governo hanno determinato in questa materia.
La questione non è quella dei criteri numerici, assolutamente inconferenti circa le esigenze dell’Ente Provincia, ma quella delle funzioni che esso svolge e potrà svolgere in modo migliore nel futuro.
Tre domande mi pare che possano aiutarci nella riflessione:
1) La razionalizzazione delle amministrazioni provinciali porta con sé quella della comunità provinciale di riferimento, con il carico di potenzialità economiche e di opportunità di crescita territoriale?
2) Le sedi verticali della burocrazia esprimono ancora garanzie per le ambizioni di crescita dei territori di riferimento?
3) Per 200 anni, dagli inizi dell’Ottocento sino ai giorni nostri, presso le sedi delle amministrazioni territoriali e centrali si è situata la concentrazione delle risorse finanziarie, amministrative, normative e di prefigurazione politica: si può sostenere ancora oggi la stessa cosa?
Credo che la risposta sia negativa a tutte e tre le questioni. Tutto è cambiato, soprattutto nel rapporto tra le strutture istituzionali e le aspettative di sviluppo delle comunità locali. Infatti, le risorse finanziarie sono finite altrove, allo stesso modo le risorse normative e amministrative si sono delocalizzate dalle Province alle Regioni. Infine in corrispondenza delle competenze della Provincia si rinvengono pochissimi spunti di valore programmatico e di protagonismo istituzionale.
Alla luce di queste considerazioni ritengo che la questione di Pescara non sia quella di dove vanno a lavorare i dipendenti dell’Ente Provincia (che pure ci stanno a cuore), ma crescere come Capoluogo, come città dell’acqua, del cielo e del ferro al servizio dell’intero Abruzzo.
Immagino una serie di strumenti a sua disposizione che le consentano ulteriormente la liberazione delle sue potenzialità. Provo ad elencarne alcuni per le funzioni di una Città Regione, senza complessi, confini e collocazioni amministrative tradizionali.
L’Aterno-Pescara è il fiume regionale; l’Aeroporto di Pescara è un’infrastruttura della capacità competitiva regionale; il tracciato ferroviario Giulianova, Ortona, Pescara, Chieti, Scafa costituisce armatura ferroviaria del sistema urbano Chieti-Pescara; l’asse attrezzato è acquisito al patrimonio regionale poiché infrastruttura fondamentale per la mobilità delle persone e delle merci nel sistema urbano di Chieti-Pescara; le imprese che si stabiliscono con sede legale a Pescara potranno disporre di procedure amministrative speciali e di straordinaria accelerazione per le esigenze di potenziamento e di internazionalizzazione; la portualità di Pescara è patrimonio della regione, se si attiveranno procedure straordinarie ed esecutive per il suo funzionamento e la sua competitività; l’ospedalità della città di Pescara è un’eccellenza regionale nelle specialità che caratterizzano le tradizioni sanitarie del presidio ospedaliero.
Tutte queste funzioni dovranno essere esaltate, facendo in modo, anche attraverso una qualificazione statutaria, che la programmazione regionale degli investimenti pubblici e privati coinvolga normativamente quali protagonisti le Province con l’obbligatoria partecipazione dell’amministrazione urbana di Pescara, espressiva dell’intero sistema territoriale di riferimento.
L’incombenza della spending review, quindi, non deve dare luogo solo ad adempimento formale, ma ad una stagione riformista che veda come protagonista la Regione che, ricordandosi dei grandi poteri di cui dispone, ridefinisca l’architettura territoriale interna all’Abruzzo con L’Aquila capoluogo, con le 12 città distretto Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro, Giulianova, Atri, Val Vibrata, Penne, Scafa, Popoli, Vasto, Lanciano, Ortona, con le risorse preziose della montagna e dei piccoli centri, e la configurazione esterna con un sistema di alleanze stabili con le altre regioni (Marche, Molise), dando corpo finalmente ad una consapevolezza che andava acquisita almeno da 10 anni: le categorie tradizionali di Ottocento e Novecento sono superate, solo in questo modo l’Abruzzo risulterà regione comoda (per chi ci vive), veloce e facile (per chi ci deve investire), sicura (per quelli che devono realizzarvi il loro progetto di vita).
(*) Ex sindaco di Pescara