Trovo imbarazzante l'approccio culturale del Presidente della Provincia di Chieti al tema del riordino delle Province. Un intervento esclusivamente proteso alla conservazione delle sedi degli uffici pubblici che non mi sarei mai aspettato dal Presidente della Provincia più attrezzata da un punto di vista industriale ed economico d'Abruzzo e che, almeno sulla carta, dovrebbe esprimere più coraggio delle altre, contribuendo a traghettare l'intera Regione verso il futuro. Un futuro che - ormai lo sanno tutti, soprattutto i giovani - non si gioca sulla presenza fisica dell'ufficio pubblico in una città piuttosto che in un'altra e neppure sull'idea, pure evocata dal Sindaco di Pescara, che ancora per anni i cittadini dovranno percorrere chilometri per far viaggiare le pratiche da un ufficio all'altro. Questo è un approccio preistorico, incomprensibile al cittadino che su internet movimenta persino il suo conto corrente e che, di conseguenza, non riesce a capire perché per munirsi di un certificato deve prendere l'automobile. Un approccio che spiega perché il cittadino fa sempre più fatica a sentirsi rappresentato dalla politica. Perché, relazionandosi al problema delle Province, continua a porsi un solo quesito, senza ricevere risposta: quanto mi costano le Province e cosa aggiungono alla vita della mia impresa o della mia famiglia? Gli costano un occhio della testa e non gli aggiungono nulla, aggiungo io. Si mangiano miliardi di euro l'anno; persino una quota rilevante della polizza che paghiamo annualmente per la RC auto viene fagocitata dal loro costo. E non aggiungono assolutamente nulla, rispetto a quello che la Regione o, meglio ancora, i Comuni, soli o associati, potrebbero erogare in termini di servizi a costo zero. Qualcuno crede davvero che per il cittadino cambi qualcosa se l'appalto per la manutenzione di una strada intercomunale lo indice l'ufficio della Provincia, rispetto a quello di un qualsiasi Comune? Sono certo di no ed è proprio per questo che considero la lotta per la loro sopravvivenza - scatenata dal Governo Monti e dal trio ABC che lo sostiene solo per depistare l'attenzione dell'opinione pubblica dallo sfascio dello stato sociale che stanno realizzando - qualcosa di anacronistico e di antidemocratico, dalla quale fin dal primo giorno io e l'Italia dei Valori abbiamo deciso di sottrarci, a favore del rilancio di iniziative funzionali alla loro sparizione. Le Province pagano a mala pena gli stipendi ed approvano bilanci pluriennali e piani strategici senza opere, con zero in entrata e zero in uscita. Perché allora non sopprimerle, delegando funzioni a Comuni e Regioni e trasferendo parte dei dipendenti, ad esempio, agli uffici passaporti delle Questure per riportare pattuglie di poliziotti per le strade o alle Cancellerie dei Tribunali per aiutare i Pm a mandare in galera i delinquenti? Perché si vogliono conservare le poltrone; punto e basta.Il resto sono solo chiacchiere che oggi, in un momento in cui si è tolta ai cittadini persino la speranza, non si possono più né ascoltare, né leggere.
(*) Capogruppo IdV in Consiglio regionale
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