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Data: 04/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Produttività e fisco, il governo: servono proposte condivise

L’obiettivo è recuperare il terreno perso nella competitività

ROMA - La mission è: rilanciare la produttività e la competitività delle aziende italiane. Solo così si potrà interrompere il trend negativo dell’occupazione. E’ con questo obiettivo che il governo si presenterà agli incontri con le parti sociali. Il primo ci sarà domani con l’intero fronte datoriale rappresentato dalla delegazioni di Confindustria, Abi (banche), Ania (assicurazioni) e Rete imprese (commercianti, artigiani e cooperative). Poi la settimana prossima toccherà ai sindacati.
Il dossier è nella mani del premier, che in queste ore lo sta analizzando con i ministri Passera, Fornero e Grilli. Si stanno tirando le somme tra le varie ipotesi sul tappeto. Ma quasi certamente il governo non farà in questi primi incontri alcuna proposta. Si limiterà ad ascoltare i vari suggerimenti. Con una convinzione: tocca alle parti sociali fare uno sforzo, mettersi d’accordo per trovare nuove strade innovative che possano aumentare la produttività. Questo non significa che lo stesso governo poi non possa dare una mano, come contesto normativo e anche a livello di sgravi fiscali. Ma sarà possibile a due condizioni: che imprese e sindacati presentino «una proposta condivisa» e che il tutto sia comunque compatibile con la scarsità delle risorse disponibili.
Non proprio, quindi un intervento a costo zero, ma nemmeno il dissanguamento di conti già più che anemici. Anche per il pacchetto di misure allo studio dei ministri Passera e Patroni Griffi - dall’agenda digitale alle start up fino alle semplificazioni amministrative - bisognerà attendere almeno un paio di settimane.
Certamente il problema della competitività delle aziende italiane è un capitolo prioritario. I dati sono chiari: negli ultimi 15 anni nella produttività per ora lavorata sono stati persi 7 punti rispetto alla media europea. Eravamo già sotto di 5 punti ora sono diventati 12. E va anche peggio se si guarda un altro indicatore, il costo del lavoro per unità di prodotto (Clup): in meno di 20 anni siamo passati da una situazione di relativo vantaggio competitivo rispetto alla media dell’eurozona a uno svantaggio pari a 8 punti percentuali. E’ quello che il ministro Passera definisce «secondo spread».
Le ricette su come invertire la tendenza, ci sono. E in parte esistono anche gli strumenti: il nuovo modello contrattuale firmato il 28 giugno del 2011 è sicuramente uno di questi. E consente l’applicazioni di soluzioni già sperimentate con successo in altri paesi, compresa la Germania. Che però anche il governo ci debba mettere del suo è convinzione comune di imprese e sindacati. «Non vorremmo che si scaricasse tutto sulle parti sociali. Chiederemo di ridurre le tasse sul lavoro, a cominciare dalla detassazione dei premi di produttività» avverte il numero uno della Uil, Luigi Angeletti.
Il problema è che le richieste delle parti per ora coincidono solo parzialmente. Le imprese - oltre agli interventi a costo zero, come quelli finalizzati a gli ostacoli dovuti alla burocrazia soffocante e alla lentezza della macchina giudiziaria - si attendono nuove liberalizzazioni, una spinta alle infrastrutture e anche un corposo pacchetto di sostegno per ricerca e innovazione, riduzioni del cuneo fiscale e contributivo, detassazione strutturale dei premi di produttività. Soddisfare tutte comporterebbe costi proibitivi per le casse dello Stato. Basti pensare che, secondo alcune stime, il ripristino delle vecchie soglie per la detassazione dei premi di produttività (40.000 euro di retribuzione lorda e importo massimo detraibile 6.000 euro) avrebbe bisogno del doppio delle risorse stanziate, comunque di una cifra ampiamente superiore al miliardo. Altrettanto servirebbe per un piano di incentivi seri per ricerca e innovazione. E poi ci sarebbe il taglio del cuneo fiscale: per la versione ridotta e sperimentale immaginata dal ministro Fornero si stanno facendo ancora i conti, ma si tratta di cifre considerevoli.
Per non parlare della proposta lanciata dal leader Cgil, Susanna Camusso, ovvero la detassazione delle tredicesime per i redditi fino a 150.000 euro. Una detassazione parziale (aliquota forfettaria al 10%) costerebbe circa sei miliardi di euro. In pratica la stessa cifra che serve per scongiurare il temuto aumento dell’Iva nel luglio 2013. Non è un caso che dal presidente di Rete imprese, Giorgio Guerrini, è arrivato già lo stop: «Detassare le tredicesime non basta. Per restituire competitività alle nostre aziende occorre abbattere il carico fiscale sul costo del lavoro».
Intanto già stamane ci sarà un primo assaggio della ripresa del dialogo: i sindacati di categoria si incontreranno con il ministro Patroni Griffi per iniziare a valutare i provvedimenti sugli esuberi nella pubblica amministrazione imposti dalla spending review.

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