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Pescara, 30/03/2026
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Data: 04/09/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Concorso, l’opposizione chiede lo stop. I capigruppo in consiglio comunale: concertare le modalità con i sindacati. Anche Molinari si schiera dalla parte dei precari

il presule: facciamo lavorare i precari che da tre anni seguono la ricostruzione post-sisma e conoscono i problemi della citta’. bisogna pensare al futuro dei nostri giovani

L’AQUILA Da tempo l’arcivescovo Giuseppe Molinari non si pronunciava sui temi legati al lavoro e alla precarietà dell’occupazione nella sua città. Ieri è tornato a dire la sua sulla questione più scottante delle ultime settimane: il cosiddetto Concorsone che il governo vuole per reclutare le figure professionali necessarie alla ricostruzione del capoluogo terremotato. E si schiera dalla parte dei precari da tre anni impegnati su diversi fronti nella ricostruzione, anticipando alcune delle riflessioni affrontate più approfonditamente sul periodico diocesano Vola. «Se è vero che a questo concorso potranno partecipare anche persone che vengono da altre città e che avranno bisogno di tempo per capire i vari problemi della ricostruzione», spiega Molinari, «perché non pensare a dare subito un futuro sicuro ai giovani che già da 3 anni stanno a contatto con i problemi della ricostruzione e che già sognavano un futuro tranquillo? È una scelta dettata dal buon senso», aggiunge, «oltre che dalla constatazione che così si hanno persone già preparate e la “ricostruzione” non è condannata a subire altri deplorevoli ritardi». Al centro delle decisioni di governo e amministrazione comunale deve esserci, secondo l’arcivescovo, «il futuro dei giovani e la ricostruzione veloce della città distrutta». In questo «difficilissimo periodo dettato dalla mancanza del lavoro e quindi di prospettive per il futuro», bisogna guardare ai precari come «persone» e non «numeri» che devono essere calcolati in base al bilancio del governo. Molinari sostiene che «non bisogna dimenticare nessuno dei giovani (e meno giovani), che nella nostra città attendono ansiosamente un lavoro e», prosegue, «visto che i precari sono persone… perché non si cominciano a risolvere subito i problemi di questi giovani che già lavorano e hanno acquistato esperienza nel campo della ricostruzione?». L’OPPOSIZIONE. Dice «stop» al concorso tutta l’opposizione in consiglio comunale, intervenuta ieri a difendere i 300 precari della ricostruzione (di cui 128 da assegnare al Comune dell’Aquila), che il 28 agosto hanno inutilmente chiesto un dietro-front al ministro Fabrizio Barca durante il corteo storico. I capigruppo in consiglio comunale – Emanuele Imprudente (L’Aquila Città Aperta), Luigi D’Eramo (Prospettiva 2022), Vincenzo Vittorini (L’Aquila che vogliamo), Piero Di Piero (Udc), Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila) – esprimono la necessità «una riflessione accurata sulla problematica in questione». «Per questa ragione è necessario sospendere ogni procedura selettiva, in attesa di trovare un accordo che tuteli gli interessi sia dell’amministrazione comunale e dei cittadini del capoluogo, sia dei precari assegnati all’ente, che da tre anni operano nelle questioni sul post-terremoto. E per precari vanno intesi non solo quelli che sono stati assunti a tempo determinato dopo il sisma, ma anche quelli storici», precisano i capigruppo. «Nessuno vuole opporsi a Barca, che, però, deve rendersi conto di come non si possa pensare a una ricostruzione soddisfacente inserendo nell’organico comunale persone che devono essere formate da capo. Proponiamo, dunque, la sospensione delle procedure riguardanti il bando per i concorsi con cui dovranno essere assunte 300 persone per scopi legati alla ricostruzione post-sisma, la proroga di sei mesi dei contratti, di precari del dopo terremoto e i precari storici del Comune; l’apertura di un tavolo di concertazione tra il governo, l’amministrazione comunale e i sindacati».

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