ROMA «Un governo con Bersani, Casini e Vendola è impossibile in natura». Il governatore della Puglia si presenta alla Festa del Pd di Reggio Emilia per un dibattito con Rosy Bindi ma il suo obiettivo è rendere ancora più profondo il solco che lo separa dall’Udc. «Casini ha legittimamente militato in un campo neo conservatore in tutti questi anni ed è stato un freno alla spinta per modernizzare l’Italia. Io lo rispetto, non ho pregiudizi nei suoi confronti ma ho giudizi. E, come dice il romanzo “Va dove ti porta il cuore”, il mio cuore non mi porta dalla parte di Casini». Nel mirino del leader di Sel entra anche Matteo Renzi , che aveva accusato gli ex di Rifondazione Comunista di aver fatto cadere il governo Prodi. Ma adesso Nichi Vendola si dice pronto a rimediare: «Possiamo riparare proponendo Prodi al Quirinale...» Ma ad accendere la festa del Pd è anche lo scontro sulle primarie tra Matteo Renzi e Rosy Bindi. La serata si apre con un durissimo affondo della Bindi contro il sindaco rottamatore , che due sere fa aveva definito «premi di consolazione» gli incarichi avuti dagli sconfitti alle primarie come lei e Franceschini. Ieri, la replica: «Fare il vicepresidente della Camera è un grande onore. Poi si da il caso che io abbia vinto un congresso e per questo sono presidente del partito». La dura risposta della Bindi arriva al termine di una giornata in cui Renzi annuncia che se perderà le primarie resterà a fare il sindaco di Firenze. «Non chiedo di fare il parlamentare con il vitalizio e l’indennità bella. Non voglio il premio di consolazione e se anche mi chiedessero di fare il ministro direi di no». Il sindaco, insomma, è deciso a giocarsi la partita fino in fondo e ieri ha chiesto a Bersani un faccia a faccia «aperto e leale» in Tv o alla radio. «Non è che lo dovrà fare solo con me, ma anche con gli altri eventuali candidati alle primarie» spiega. Ma è certo che le primarie si faranno? NelPartito Democratico crescono i dubbi. Bersani, Vendola e Renzi, sono pronti a farle entro novembre ma in una larga fetta del gruppo dirigente del partito crescono i dubbi. Tutto dipenderà dalla legge elettorale perché se si arriverà (come sembra) ad un modello proporzionale, le primarie sarebbero di fatto svuotate e potrebbero diventare una sorta di conta interna nella quale il sindaco di Firenze potrebbe far pesare il 30% che gli danno i sondaggi. Ma a silurare il rottamatore ieri ci ha pensato Massimo D’Alema: «Bersani è più adatto ad unire il nostro partito, a costruire una coalizione e a governare l’Italia. Sono tre cose molto importanti che Renzi non mi sembra in grado di fare». Nell’attesa che si concluda il complicatissimo gioco delle alleanze, si amplifica lo scontro a distanza tra Casini e Vendola. Partendo dalla constatazione che l’alleanza con il Pd «non è scontata» perché non ci sono modelli «precostituiti», il leader dell’Udc fa pressing su Bersani affinché isoli chi contesta Monti e sbarra la strada ad ogni ipotesi di accordo con il Sel prima del voto. «Ma con chi dovrei fare un’alleanza? Con Vendola? Stiamo scherzando? C’é una incompatibilità totale. Alle prossime elezioni noi ci presenteremo da soli. Cercheremo di organizzare il nostro campo con personalità che sono fuori dalla politica e che ne sentono un richiamo. Il Pd faccia la gara sua e Vendola lo stesso».