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Data: 05/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Accordo imprese-sindacati, sale il pressing del governo. Statali, nessuna schiarita sugli esuberi. Cgil e Uil: lo sciopero resta

ROMA - Più che un confronto potrebbe diventare un braccio di ferro. Da una parte il governo che chiede alle parti sociali di fare un patto, di trovare nuove strade per migliorare la produttività e quindi la competitività delle aziende in modo da averne ricadute positive sull’occupazione. Dall’altro le stesse parti sociali, imprese e sindacati, determinate a fare in modo che il governo non sia solo un semplice spettatore, ma uno dei protagonisti principali di questo nuovo patto, con tanto di dote a seguito. Insomma, che ci metta delle risorse. Ed ecco che la vigilia della ripresa del dialogo tra governo e parti sociali - stamane a varcare la soglia di Palazzo Chigi sarà l’intero fronte dei datori di lavoro - si trasforma in un susseguirsi di appelli, suggerimenti, inviti e avvertimenti. In un clima che appare già surriscaldato a sufficienza. Ne è dimostrazione il fallimento della prima riunione, che si è tenuta ieri mattina, tra i sindacati del pubblico impiego e il ministro competente, Patroni Griffi. All’ordine del giorno c’era la gestione degli esuberi tra gli statali, conseguenza della spending review. Risultato: Cgil e Uil hanno confermato lo sciopero generale di categoria di venerdì 28 settembre. Il confronto comunque proseguirà la settimana prossima.
Oggi, dunque, i rappresentanti dei datori di lavoro - Confindustria, Abi, Ania e Rete imprese - saranno accolti da Monti a Palazzo Chigi. L’idea del governo è di ascoltare le richieste. M è anche quella di chiarire che il primo passo tocca proprio a imprese e lavoratori. Ieri - mentre anche il premier Monti enunciava lo stesso principio al termine dell’incontro bilaterale con Hollande - il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, lo ha ribadito: occorre «un patto tra sindacati e imprese per fare entrare il nostro Paese nel Champions League della produttività». Successivamente anche il governo potrà metterci qualcosa. «Se vedremo un impegno forte da parte delle imprese e dei sindacati per recuperare quei 10 punti di ritardo, affronteremo questo problema. Il governo farà tutto ciò che potrà fare per appoggiarlo e renderlo più efficace. Per esempio con incentivi fiscali e norme adeguate. Però questo patto è soprattutto tra imprese e sindacati» ha continuato Passera.
Probabilmente non era esattamente ciò che speravano le imprese. Che ieri, comunque, hanno preferito non commentare. Parlano, invece, i sindacati convocati dal governo per l’11 settembre. E sono parole pesanti. Che accusano e avvertono. Dura la presa di posizione della Uil che, al termine di una riunione di segreteria, scrive in una nota: «Il governo non è stato in grado di dare quella scossa necessaria al sistema economico per puntare verso lo sviluppo. Ha messo in campo un'azione di stabilizzazione finanziaria che può essere giudicata accettabile, ma ha sottovalutato gli effetti economici della recessione che si sta rivelando più grave e duratura di quanto lo stesso esecutivo avesse previsto». E ora gli esiti del confronto sulla produttività «appaiono del tutto incerti». Servirebbe un taglio delle tasse su lavoro dipendente e pensionati. Ma - continua la Uil - «manca la volontà di utilizzare risorse».
La leader della Cgil, Susanna Camusso, ribadisce: «Le politiche di rigore stanno alimentando la recessione». Se davvero si vuole creare occupazione bisogna usare la leva fiscale, detassando le tredicesime e tagliando le accise sulla benzina. E anche la Cisl, che pure dice di voler «cogliere pienamente» l’appello a un nuovo patto per la produttività, avverte: «Il governo non può limitarsi a fare il tifoso, deve metterci qualcosa di concreto, a partire da misure di incentivazione come la detassazione e la decontribuzione per gli accordi di produttività che, invece, sono state recentemente drasticamente ridimensionate e rischiano di essere annullate dall’anno prossimo».
Intanto gli effetti della spending review sulla pubblica amministrazione iniziano già a surriscaldare il clima. Il provvedimento prevede un taglio del 10% degli impiegati statali e del 20% dei dirigenti. In attesa che le singole amministrazioni presentino i loro prospetti - hanno tempo fino al 31 ottobre - le stime che circolano sono pesanti: gli esuberi dovrebbero essere 24.000, di cui 11.000 nelle amministrazioni centrali. Nell’incontro di ieri il ministro Patroni Griffi non ha fornito nuovi dati, deludendo i sindacati. Anche perché - denuncia la Cgil - a questi esuberi vanno aggiunti circa centomila precari, tra «medici, infermieri e insegnanti che rimarranno a casa». Cgil, Uil e Ugl, quindi, confermano lo sciopero di fine settembre. Non vi prenderà parte invece la Cisl che parla di «passi avanti» e preferisce attendere l’esito dei prossimi incontri. Il ministro comunque avverte: il governo vuole il dialogo, ma «il processo di riorganizzazione non può essere interrotto» e non saranno consentiti «poteri di veto».

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