Ariano Irpino. C'è una vertenza «trasporti urbani» che non può essere più sottovalutata. Va discussa in consiglio comunale. L'Azienda Mobilità Ufitana non sarebbe più in grado di assicurare i servizi necessari ad una vasta utenza. Tra tagli e incertezze per i livelli occupazionali sembra essere destinata a chiudere con un pesante passivo anche il bilancio del 2012. Lo sostengono a gran voce non solo dalle file dei partiti di opposizione alla giunta Mainiero. Nei giorni scorsi era intervenuto su questa materia Nicolino Iacobacci per conto dell'associazione dei consumatori dell'Adiconsum; adesso si fa sentire la Cgil Valle Ufita, che contesta i tagli alle corse estive (anche se già previste) e alle corse domenicali. In un comunicato la Cgil sostiene che con la soppressione delle corse «c'è aumento della congestione sulle strade cittadine già intasate normalmente; conseguente aumento dei livelli di inquinamento, costi in più per le famiglie (penalizzate come al solito le categorie più deboli, giovani e anziani)». È una manovra irresponsabile che rischia di dare un colpo mortale al trasporto pubblico locale. «Da tempo la Cgil - si legge ancora nella nota - ha rilanciato l'apertura di una vertenza trasporti nella città di Ariano Irpino, dalla soppressione delle fermate dei treni veloci con la conseguente chiusura della stazione di Ariano, alla inadeguatezza strutturale dell'Amu. Le imprese di trasporto pubblico locale sono anche in questo caso troppo piccole e troppo numerose. Quasi nessuna di queste imprese ha bilanci in pareggio, per questo la Cgil ha sempre proposto di favorire la crescita della dimensione delle aziende (anche tramite i consorzi fra comuni e le fusioni fra bacini continui)». Parte da queste considerazioni la Cgil di Valle Ufita per convocare su questi temi, per venerdì 7 settembre, alle ore 17, presso la propria sede di Ariano, un'assemblea pubblica, invitando a partecipare le istituzioni, le associazioni e tutti i cittadini interessati. Una migliore accessibilità dei grandi centri urbani, decongestionando i nodi, significherebbe migliorare tempi e qualità della vita. In realtà il Consiglio di Amministrazione dell'Amu rischia di diventare solo spettatore di una vertenza che andrebbe affrontata altrove, come esattamente sostiene la Cgil. L'azienda vive, grazie al contributo comunale (oltre 450 mila euro l'anno) e al contributo regionale che viene erogato attraverso la Provincia (30mila euro al mese). Il resto deriva dai titoli di viaggio, servizi svolti per conto di altre aziende( controllo dei ticket per la sosta), pubblicità e utilizzo a favore di terzi delle proprie strutture di località Fiumarelle. Si tratta di entrate che non bastano a tenere a pareggio i conti, anche perché mentre il contributo che la Regione ha assegnato alle aziende di trasporto di altre zone supera un euro e 80 centesimi a chilometro, per l'Amu il contributo è notevolmente al di sotto di tale cifra. Ecco perché per far sopravvivere l'Amu bisogna puntare altrove. Soprattutto al piano provinciale dei trasporti. Da possibili intese con altre aziende o attraverso il rilancio dell'Amu, ma solo dopo aver creato un nuovo bacino di utenza. Quello, per intenderci, che possa comprendere anche i comuni di Savignano, Greci, Montaguto, Zungoli, Villanova, Montecalvo e Melito.