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Data: 06/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti: «La sorte del Paese è nelle mani delle parti sociali». Squinzi: «Clima costruttivo, spero in un autunno meno bollente»

ROMA - Hanno visi distesi e rassicuranti. Schierati uno accanto all’altro, i numeri uno di Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese, Alleanza delle cooperative, al termine dell’atteso incontro con il premier Monti e i suoi ministri economici, non lesinano parole di apprezzamento: «clima buono», «costruttivo e positivo», «riunione soddisfacente». Il primo round è andato bene. Per il premier è un risultato importante. Per niente scontato. Comunque indispensabile: solo con la collaborazione attiva delle parti sociali il sistema Italia può ripartire con qualche chance di successo. Monti ne è così convinto che ieri si è fatto precedere all’incontro con le imprese da una dichiarazione a una emittente televisiva, che non lascia spazio a interpretazioni: «Le parti sociali italiane, che sono molto mature e consapevoli, si rendano conto che molto della sorte dei lavoratori degli imprenditori e del Paese è nelle loro mani e non solo e non tanto nelle mani del governo». Un vero e proprio appello, ribadito nel comunicato di Palazzo Chigi diffuso al termine della riunione: «dopo molti anni di declino» occorre adesso abbattere lo «spread di produttività del lavoro». E per questo è necessario che le parti sociali si impegnino «su un dialogo che porti in tempi brevi a proposte condivise».
Il governo suggerisce anche strumenti e percorsi: l'attuazione e l’ulteriore rafforzamento della contrattazione di secondo livello e del legame tra salari e produttività, sul solco dell’accordo sul nuovo modello contrattuale del 28 giugno 2011. «E’ un punto sottolineato dalle raccomandazioni del Consiglio europeo di fine giugno» ricorda il comunicato. Che poi elenca le possibili leve contrattuali per migliorare la produttività: «La formazione professionale, l’affermazione dell’apprendistato e l’attivazione di contratti di solidarietà espansiva, che combinano cioè il lavoro di giovani e anziani».
Il pressing evidentemente ha i suoi risultati. Di sicuro per ora c’è l’ok dei rappresentanti delle imprese. «Non mancherà il nostro impegno a favorire le condizioni per migliorare la competitività. Ora inizieremo a lavorare con i sindacati» dice, a nome di tutti, il presidente Abi, Giuseppe Mussari. Fa segno di sì con la testa, il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi. Eppure solo poco ore prima di varcare la soglia di Palazzo Chigi, aveva evocato lo spettro di un «autunno bollente», aveva messo in evidenza la sofferenza delle imprese, le difficoltà crescenti in cui si trovano ad operare soprattutto le aziende medio piccole, oltre che interi settori produttivi. «Il clima costruttivo», le «risposte puntuali sui problemi posti», in definitiva l’attenzione che Monti e la sua squadra hanno dimostrato di avere nei confronti delle esigenze del mondo industriale è tale da risollevare le speranze del numero uno degli industriali italiani. Autunno meno bollente? «Me lo auguro» risponde Squinzi. Che aggiunge: «Abbiamo captato la volontà di affrontare i problemi, una disponibilità a dare un seguito concreto alle richieste». Parla, infine, di «risposte pragmatiche» Giorgio Guerrini, presidente di turno di Rete imprese.
Per ora sono tre gli impegni del governo che le imprese portano a casa: la volontà di reperire i 6 miliardi che servono a non aumentare l’Iva il prossimo luglio; il recepimento, entro novembre, della direttiva europea sui termini di pagamento della pubblica amministrazione; l’approvazione entro l’anno della delega fiscale.
Mancano al momento promesse concrete di interventi sul cuneo fiscale o sull’aumento della detassazione del salario di produttività. Su questi capitoli - riferiscono le imprese - il governo attende di ascoltare i sindacati già convocati martedì prossimo. Diverso il discorso sugli incentivi a favore della ricerca: «Credo di poter dire che su ricerca e innovazione qualcosa sarà proposto dal governo, anche se magari non sarà nella misura che noi riteniamo sufficiente» spiega Squinzi. Che comunque precisa: per ora non c’è nessuna «quantificazione né formalizzazione».

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