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Data: 06/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica in fermento - Primarie, alta tensione nel Pd Bersani: ora si parli d’Italia

Il segretario: la conta si farà, nessun patto sulle poltrone

ROMA Nessun contrordine, nessun ripensamento, e soprattutto nessun timore: le primarie si faranno. Parola di Pier Luigi Bersani, che mettendo anche a tacere alcuni timorosi interni al suo partito, ha confermato che entro la fine dell’anno le «primarie aperte», come le ha definite, si terranno e decideranno chi sarà il candidato premier per il centrosinistra. «Ho chiesto proprio io le primarie aperte per la premiership anche in deroga allo statuto, e intendo mantenere l’appuntamento», ha scandito il leader del Pd poco prima di ricevere al Nazareno Bruno Tabacci (in compagnia di Pino Pisicchio), uno dei competitor della conta prossima ventura. Sono almeno cinque, a tutt’oggi, quanti dovrebbero scendere in pista per le primarie: oltre a Bersani favorito, c’è l’insidioso Matteo Renzi, il sindaco di Firenze che al momento ha esibito come punto primo se non esclusivo del suo programma la «rottamazione» di tutta la classe dirigente democrat per raggiunti limiti di età; poi c’è Nichi Vendola, anche se voci insistenti e ricorrenti lo danno in forse, in ritirata, perché - fanno trapelare quanti non gli vogliono bene - «non gradirebbe arrivare terzo»; poi ancora ci sono gli outsider che partecipano pensando di acquisire visibilità, Tabacci per l’Api e Riccardo Nencini capo della pattuglia socialista candidata a entrare nel listone di Bersani alle elezioni.
Il leader del Pd contrappone già ora e contrapporrà alla rottamazione renziana i programmi concreti per governare la crisi. «Io parlo di lavoro, di Italia, è questa la vera priorità», conferma. E smentisce, il segretario, l’esistenza di patti più o meno grandi che sarebbero stati stretti al vertice in caso di vittoria elettorale e di trasloco del leader a palazzo Chigi, accordi che vedrebbero Franceschini nuovo segretario, Veltroni alla presidenza della Camera e D’Alema ministro, così come Bindi, Letta e Fioroni. «Fantasticherie», ha tagliato corto Veltroni, mentre saggiamente Paolo Gentiloni ha ricordato a tutti su twitter che «non abbiamo già vinto le elezioni». Bersani rimane fermo nell’itinerario che si è prefissato e che ha tracciato all’Assemblea nazionale dell’Eur prima delle vacanze estive. Lui punta a palazzo Chigi, ma vuole che la sua candidatura non avvenga per inerzia, solo perché è il leader del maggior partito, ma perché viene avallata, votata, decisa e sostenuta da un consenso ampio che solo le primarie possono garantire. Una scelta che ha colto di sorpresa non pochi dentro il Pd, che hanno visto nella collocazione di Renzi come principale competitor una messa in discussione di ruoli cristallizzati e di rendite di posizione. Ed ecco che Rosi Bindi chiede al segretario di «dire una parola chiara» sulla rottamazione; Beppe Fioroni si è assunto il ruolo di avversario principale del sindaco di Firenze, al quale ha chiesto addirittura di dimettersi da primo cittadino se vuole partecipare alla conta, «il governo del Paese è molto più importante di cosa farai tu, riguarda cosa faremo tutti noi insieme per l’Italia», è tornato a punzecchiare anche ieri. Altri mal di pancia vengono da Franco Marini che teme le primarie aperte, paventa incursioni degli avversari e torna a chiedere il famoso «albo degli iscritti» per avere un qualche controllo su quanti parteciperanno alla conta.
E lui, Renzi? Ha ringraziato apertamente Bersani di aver tenuto fermo l’appuntamento delle primarie, «di lui ci si può fidare, non dubito, rimane una persona con la quale si ragiona e si riflette bene». Il sindaco di Firenze in sostanza è ormai entrato in pieno nel ruolo di competitor numero uno del segretario, come che vada la sua figura ne uscirà ingrandita. E del resto anche Bersani, una volta lanciatosi nel mare aperto delle primarie, ha scelto il sindaco come avversario interno accettandone i rischi senza timori: «Non capisco perché bisogna attaccarlo sempre e comunque, Renzi in fondo è un bravo ragazzo», ha confidato prima delle vacanze a chi gli chiedeva un parere. Le primarie non sono neanche partite e c’è già chi, come Massimo Cacciari, è in cerca del terzo uomo: «Bersani non ha carisma, Renzi è un oggetto misterioso che non si capisce che vuole, spero emerga un terzo uomo».

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