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Pescara, 28/03/2026
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Data: 07/09/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Acea contro Atac Morosa per 53 milioni. Piazzale Ostiense ordina il recupero coatto delle bollette di acqua e luce mai pagate

Bollette fisse per tutti. O quasi. In tempi di crisi e di fondi di barile, anche le aziende capitoline hanno preso la calcolatrice e puntano non solo a rivedere i costi, già ridotti al lumicino, ma anche ad esigere crediti. Così si scopre che Atac spa da tempo non paga acqua e luce. Una situazione di «insostenibile gravità», scrive l'Ad di Acea spa, Marco Staderini. La cifra, in effetti, è da record: 53 milioni di euro (al 22 maggio 2012). Ai quali si aggiungono ben 450 mila euro di interessi al mese. Un po' troppi da sopportare anche da parte di un'azienda di "famiglia". Così, «il Consiglio di amministrazione di Acea Spa, ritenendo non ulteriormente accettabile tale stato di cose - si legge nella missiva di piazzale Ostiense all'Ad di Atac, Carlo Tosti - ha giudicato opportuno che siano adottate le previste misure di tutela e recupero coattivo del nostro credito». Pronti dunque decreti ingiuntivi per il mancato pagamento della fornitura di acqua e luce. Nel dettaglio, Atac deve ad Acea spa 3,9 milioni; ad Acea Ato2 spa 2,7 milioni; ad Acea distribuzione 10.247 euro, ad Acea Energia 44 milioni di euro. Per un totale di poco più di 51 milioni di euro. Ancora, nonostante la società Metro Spa non esista più da tempo, essendo stata assorbita dalla stessa Atac, Acea deve ancora incassare dalla stessa 2,1 milioni tra acqua e luce. Una bella gatta da pelare per l'azienda del trasporto pubblico che, come è noto non ha mai navigato in acque d'oro. Oggi più che mai. Difficoltà del resto riscontrate anche a piazzale Ostiense che, dopo un lungo periodo di indulgenza ha deciso di chiudere letteralmente i "rubinetti". Della vicenda è stato interessato, per conoscenza, anche l'assessore capitolino al Bilancio, Carmine Lamanda, tuttavia in questo periodo impegnato in tutt'altre faccende, come la manovra di bilancio e, soprattutto, la stesura dell'elenco degli immobili da dismettere per recuperare quei 250 milioni di euro sfumati insieme alla vendita del 21% proprio di Acea. La sensazione insomma è che l'incresciosa vicenda debba essere risolta vis a vis. Come? Impossibile dirlo. Atac soffre di un buco di bilancio di decine e decine di milioni, le entrate nelle casse non sono rosee e neanche l'aumento del biglietto potrà essere utilizzato per pagare acqua e luce. Il 2011 si è chiuso per Atac con una perdita di 179,2 milioni di euro. L'indebitamento netto (e dunque verso fornitori) è "sceso" a 210 milioni di euro, contro i 362 milioni del 2010. Inoltre, i vertici Atac hanno già operato tagli sui costi per circa 32 milioni. Da considerare, infine, l'aumento del costo del carburante che per l'azienda del trasporto pubblico capitolino è vitale più dell'acqua. Solo nel 2011 Atac ha visto lievitare le spese per la benzina di oltre 7 milioni di euro. Insomma, il fondo del barile è già stato abbondantemente "raschiato". Sborsare oggi 53,4 milioni di euro sembra un'impresa impossibile. Pure dovuta però. Anzi, si fa fatica a comprendere come mai al singolo cittadino moroso magari di un paio di bollette si invii subito l'avviso di distacco mentre Atac ha potuto godere di un lungo «oblìo» con rubinetti e lampadine comunque accesi.

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