Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/03/2026
Visitatore n. 752.691



Data: 07/09/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Medici di base 7 giorni su 7 «No, se gestisce la Regione»

I dubbi degli addetti ai lavori su apertura e diffusione degli ambulatori

PESCARA - Sette giorni su sette, ventiquattr'ore su ventiquattro, la copertura full-time dell'assistenza primaria attraverso le associazioni dei medici di base. Piacerebbe anche ad Ippocrate la filosofia sottesa nel decreto sanità approvato dal Consiglio dei Ministri che, almeno nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe inaugurare una nuova stagione nel rapporto tra cittadini e camici bianchi.
Il problema, semmai, è nell'applicazione del progetto di riordino delle cure sanitarie che, a dirla tutta, proprio una novità non è. Come sottolinea il presidente dell'Ordine dei medici di Pescara, Enrico Lanciotti. «L'assistenza H24 ai pazienti è già stata oggetto di diverse sperimentazioni alle quali la categoria aveva prontamente aderito, salvo che poi si sono rivelate esperienze isolate per mancanza di fondi». A impensierire i paladini della salute è piuttosto il timore di non essere protagonisti della riforma, dal momento che, stando a quanto previsto nel testo del Ministero, dovrebbero essere le singole Regioni ad occuparsi della costituzione dei poliambulatori aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, festivi compresi. Il che significherebbe, nel concreto, consegnare a Palazzo Silone le chiavi della cassaforte, vale a dire la gestione delle risorse necessarie all'assistenza territoriale.
Uno scenario che fa rabbrividire le associazioni di categoria e i sindacati, pronti, se necessario, anche ad incrociare le braccia e a proclamare scioperi e agitazioni. «Inutile ricordare che nel settore sanità della Regione non mancano i problemi finanziari -continua Lanciotti- Dunque, il rischio reale è che i criteri ragionieristici prevalgano sullo spirito della riforma e che a farne le spese siano medici e pazienti».
Nel progetto di riorganizzazione voluto dal Ministero si prevede un'organizzazione articolata che ha il suo cuore pulsante nella formazione di centri ambulatoriali con personale medico e infermieristico in collegamento telematico con le strutture ospedaliere. Sedi, specialisti, assistenti che presuppongono corposi investimenti. «Ma non si possono fare progetti senza sapere di quali cifre si dispone. L'evoluzione e il miglioramento delle prestazioni di medicina generale vanno legate alle risorse» conclude Lanciotti.
Pieno consenso ai punti nodali della riforma anche da parte dello Smi, il sindacato medici italiani. «Sono vent’anni che diciamo le stesse cose -osserva il segretario regionale Mirella Triozzi- Il vero problema da risolvere è quello del ruolo della Regione che, per quanto riguarda l'Abruzzo, ha sprecato soldi, impedendo di fatto un sostegno reale alle indicazioni di cui oggi si parla, ma che, in verità, discutiamo dal 1999. Abbiamo chiesto più volte un incontro al governatore Chiodi, senza ricevere alcuna risposta. Intendiamo, comunque, continuare la nostra battaglia».
Alle difficoltà gestionali di ruoli e competenze si aggiungerebbero i possibili disagi e i disservizi di cui farebbero le spese i cittadini, soprattutto quelli residenti nelle zone montane e più periferiche. «Come fa una persona anziana che vive magari in un paesino dell'Alto Vastese o dell'Aquilano a raggiungere il poliambulatorio situato, magari, in una località distante decine e decine di chilometri?», commenta Giuseppe Quinzi, segretario regionale del Simet, il sindacato italiano medici del territorio. «E per fortuna tra gli articoli approvati dal Governo è scomparso quello che prevedeva il nostro possibile passaggio a dipendenti regionali -aggiunge il segretario provinciale, Fernando Garofalo- Sarebbe stata un'autentica assurdità».
In attesa delle decisioni che verranno prese dalle organizzazioni nazionali, ai medici non resta che sperare nei tempi lunghi e nei mille rivoli in cui si infrangono spesso i progetti di riforma. «Il decreto -conclude Lanciotti- deve essere mutato in legge, il che comporta la possibilità di una serie di modifiche».
Con un unico comun denominatore, il ridimensionamento del ruolo della Regione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it