I dati forniti dall’Arta sono indiscutibili e drammatici, le cause, purtroppo, note da tempo. Per quel che concerne l’inquinamento prodotto dagli autoveicoli, che è solo una parte del totale, bisogna affrontare il problema sotto due diversi punti di vista: quello culturale, dei singoli cittadini, e quello politico in senso stretto, solo a prima vista distinti. Sul primo aspetto, è evidente che ognuno di noi dovrebbe modificare le proprie abitudini, limitando, laddove è possibile, l’uso della propria auto e utilizzando mezzi alternativi. Non è più pensabile usare l’auto per ogni spostamento in città e lo dico pur rappresentando un’associazioni di automobilisti. D’altra parte, da alcuni anni l’Aci ha modificato la propria filosofia, sostenendo con sempre maggior forza una mobilità sostenibile e consapevole. Per ottenere qualche risultato è necessario l’impegno di tutti, una diversa cultura ed una maggiore attenzione al nostro benessere e a quello dei nostri figli. Un percorso lungo, ma che non necessita di grandi investimenti economici. Pescara, per la sua conformazione, consente di spostarsi facilmente a piedi o in bicicletta. È vero che si tratta di una città viva e vivace, che ogni giorno accoglie migliaia di autovetture da tutto l’entroterra, ma è anche vero che per la sua posizione e per la sua conformazione potrebbe e dovrebbe essere tutelata meglio. E qui veniamo al secondo problema, politico. Da anni assisto alle innumerevoli discussioni che i nostri amministratori, di qualsiasi orientamento, ci propinano. Grandi proclami, grandi promesse, ma nulla di programmato, solo provvedimenti isolati come domeniche ecologiche. Se l’obiettivo è ridurre il traffico e tutelare la salute, l’unica politica è quella di dare al cittadino un servizio pubblico efficiente, adeguato, puntuale, e predisporre senza indugio un piano traffico all’altezza di una città con grandi potenzialità. Una città che potrebbe sfruttare la sua centralità, la sua dotazione di infrastrutture, quali stazione ferroviaria, porto commerciale (se soprawiverà!), porto turistico, un aereoporto e un collegamento autostradale completo su ogni direttiva. Questa città, se saprà gestire il suo futuro, sarà sempre più aggredita, nel senso buono, dal traffico e pertanto adeguate e forti devono essere le risposte. Il piano traffico, è evidente, ha una importanza fondamentale per regolare il flusso da e per la città, la sosta e un miglior funzionamento del trasporto pubblico. Senza questa filosofia la città è destinata a soffocare nel vero senso della parola, a non attrarre più né turisti né operatori economici, a non poter diventare quel centro di riferimento di un’area più vasta, sia da questa parte che e dall'altra del mare Adriatico. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere l’argomento di cui discutere con i cittadini in dibattiti pubblici. Ma non mi sento di essere ottimista, anche perché per tutta l’estate si è parlato della possibilità o meno di avere l’ingresso gratuito allo stadio Cornacchia e oggi, con l’autunno alle porte e con l’inevitabile aumento di traffico legato all’apertura delle scuole e al ritorno al lavoro di tutti, si fa allarmismo sui dati forniti dall’Arta nel mese di agosto. Ancora una volta avremo provvedimenti tampone, qualche amministratore la domenica a spasso con la bicicletta e qualche piccolo proclama, ma un piano a medio termine non lo vedremo di certo. Se poi invece di fare il mea culpa per non averci pensato prima, si dà la colpa all’Arta che da qualche giorno non fornisce dati, è evidente che il futuro non è roseo.
Giampiero Sartorelli
*presidente provinciale Aci